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Erbario (in ordine alfabetico)


Abete bianco Torna all'indice

Nome botanico: Abies Alba
DESCRIZIONE
Pianta d'alto fusto della famiglia delle Conifere, resinosa e sempreverde, l'Abete bianco si caratterizza per la sua imponenza e per la longevità, che a volte supera i 300 anni. Le foglie si raccolgono in estate mentre le gemme a Marzo.
UTILIZZO
Le foglie dell'Abete bianco hanno proprietà antisettiche e reumatiche, le gemme diuretiche e balsamiche. Incidendo la corteccia si ottiene una resina che può essere utilizzata negli stati infiammatori e in caso di geloni o dolori reumatici.
CURIOSITA'
Dalla distillazione delle foglie si ottiene l'essenza di trementina, che risulta utile in caso di distorsioni o contusioni.


AcerolaTorna all'indice

Nome botanico: Malpighiaceae
Famiglia: Malpighiaceae
Morfologia e Habitat
L'acerola è una pianta con portamento arbustivo o piccolo-arboreo che non superano i 3-4 m di altezza.;originaria dell'America centrale dalla lenta crescita e dalle medie dimensioni. Le giovani foglie hanno una colorazione rossastra che con il tempo si trasforma in verde scuro.
Produce frutti che per forma, dimensioni e colore sono simili alle ciliegie. Il sapore è leggermente dolciastro, acidulo. All'interno viene contenuto un grosso seme. Droga:
Dai frutti maturi viene ricavato un succo che con varie lavorazioni viene trasformato in un estratto ad altissimo contenuto in complesso vitaminico C.
Impieghi:
L’acerola possiede attività : antinfettivaimmunostimolante, e  antiossidante.
E’ una pianta che costituisce una fonte naturale di vitamina C e pertanto riesce a contrastare i radicali liberi, concorre ad incrementare le naturali difese immunitarie dell’organismo, soprattutto nei periodi autunnali e invernali, quando i disturbi  a carico dell’apparato respiratorio sono più frequenti.
È anche utile nei problemi di fegato, nelle infezioni virali, nelle epatiti virali, nella varicella, ed anche nella  diarrea.
Utilizzata anche nell’arrestare emorragie e nel curare la fragilità capillare.
Curiosità:
Conosciuta anche come “Ciliegia delle indie orientali”.


AchilleaTorna all'indice


Nome botanico: Achillea millefolium L.
Famiglia: Asteraceae
Morfologia e Habitat
Pianta erbacea perenne con sottile radice, alta fino a 60 cm, quasi glabra o appena pelosa sui fusti. Le foglie sono di colore verde chiaro e carnose, la loro superficie è punteggiata da ghiandole contenenti olio essenziali che conferisce loro un forte odore canforato se stropicciata. I fiori sono numerosissimi e di colore bianco. La pianta vive nei luoghi sassosi e sulle rocce della regione alpina in luoghi umidi e nei pascoli di montagna.
Droga:
Foglie e  sommità fiorite essiccate. Il suo odore è aromatico e il sapore amaro. Dalle sommità fiorite si ricava un olio essenziale che rappresenta il principio attivo della pianta.
Impieghi:
Le sue proprietà sono aromatiche , antiflogistiche, digestive, leggermente diuretiche.
È una delle piante più note ed usata nell’erboristeria liquoristica. Componente aromatico pregiato ed insostituibile in gran parte degli amari aperitivi e digestivi, nei liquori di erbe alpine, negli elisir medicinali e nel genepì. Il suo gusto amaro stimola la secrezione gastrica e quindi l’appetito; favorendo la digestione con benefici effetti sui fenomeni conseguenti ad una cattiva digestione quali alito pesante,senso di peso,dolori allo stomaco e formazione dei gas intestinali. L’estratto idra alcoolico trova impiego nelle infiammazioni gastriche ed intestinali come antispasmodico gastrointestinale e uterino.
La pianta trova impiego esternamente in dermatologia come cicatrizzante ,antiestetico e antiinfiammatorio.
Curiosità:
Nota anche come “Genepi bianco” o  “Erba livia”.
Ha una grande richiesta per le preparazioni di genepì di alta classe.
Un sacchetto di semi di achillea, appeso in un caratello, avrebbe le proprietà di impedire che il vino si alteri.


Agrifoglio Torna all'indice

Nome botanico: Ilex aquifolium
DESCRIZIONE
Pianta della famiglia delle Aquifoliacee, l'Agrifoglio è un piccolo albero a fogliame sempreverde e bacche di colore rosso vivo. In Sud America viene coltivato con il nome di Mathè e le sue foglie sono utilizzate per preparare un tè molto diffuso.
UTILIZZO
Ottimo astringente del sistema venoso, l'Agrifoglio possiede anche proprietà antinfiammatorie, diuretiche e febbrifughe.
CURIOSITA'
Durante le feste natalizie i rami di Agrifoglio vengono utilizzati come decorazione di abitazioni e alberi di Natale in segno di buon augurio.


Agrimonia Torna all'indice

Nome botanico: Agrimonia eupatoria
DESCRIZIONE
Erba amara facente parte della famiglia delle Rosacee. Si caratterizza per il giallo dei suoi fiori che si riuniscono in spighe. L'Agrimonia fiorisce da Giugno a Luglio, cresce su terreni aridi, soleggiati e incolti, lungo i sentieri e sul ciglio delle strade. Raggiunge i 70 cm. di altezza.
UTILIZZO
Si utilizzano le foglie e le sommità fiorite. La pianta è ricca di proprietà salutari e viene impiegata nel trattamento dei disturbi del fegato, dei reni e delle vie urinarie. Le sue potenti proprietà analgesiche risultano preziose nelle nevralgie, artriti e periartriti. L'uso esterno della pianta risulta utile anche nella cura delle ulcere varicose e, come collutorio, nelle affezioni della bocca. La pianta si è dimostrata efficace anche nelle dermatiti pruriginose, nelle congiuntiviti e nelle riniti allergiche. Le foglie, infine, hanno mostrato interessanti proprietà ipoglicemizzanti.
CURIOSITA'
Il tè di agrimonia si dimostra una vera e propria sorpresa per il palato.


Aloe VeraTorna all'indice


Nome botanico: Aloe vera L.
Famiglia: Liliaceae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea succulente perenne (8 anni e più) con foglie che dipartono dal corto fusto. Le piante giovani appaiono vicino al terreno, mentre quelle adulte sono alte fino a 25 cm. Le foglie sono di colore verde brillante con margine spinoso, succulenti e polpose, per un totale di 15-30 foglie per pianta. Probabilmente originaria dell’Africa Nord-orientale, è ora coltivata in tutto il mondo, soprattutto è divenuta pianta da appartamento a portata di mano per tutti.
Droga:
La parte centrale, interna  della foglia contiene la polpa mucillaginosa incolore dove si trova il gel, privo di antrachinoni, che può essere spremuta dopo aver spellato l’epidermide.
Il succo della pianta viene ottenuto per pressione o per estrazione e contiene grandi quantità di mucillagini. Una volta estratto il gel viene sterilizzato per non fargli assumere la colorazione brunastra tramite un trattamento con calore o raggi UV.
Il succo si presenta come un liquido gelatinoso dall’aspetto pulito e trasparente, che da un immediato senso di freschezza al tatto. I principi attivi sono dati principalmente dai polisaccaridi contenuti nella foglia.
Impieghi:
In commercio si trova principalmente aloe vera gel o aloe vera succo. Con questo termine si definisce un prodotto privo di derivati antracenici, privo di aloina il principio dotato della maggior lassatività  di cui aloe è provvisto, presente in commercio come gel grezzo(non trattato e non diluito), oppure come gel puro (1:1) o come concentrato (fino a 40:1) privato delle fibre irritanti per l’intestino.
Uso popolare del gel di aloe è indicato nel trattamento per uso esterno  delle scottature da raggi solari e raggi X ( usati nei trattamenti anticancro).
Utile perciò nel trattare bruciature,eritemi,feriti,cicatrici e per la cura del cuoio capelluto e del capello. Allevia il dolore da bruciature e promuove la cicatrizzazione. Previene le macchie della pelle e l’invecchiamento precoce della stessa con un azione lenitiva e antiarrossamento per qualsiasi tessuto su cui viene applicata.
Dal punto di vista dell’alimentazione è considerato un ottimo integratore dietetico-nutrizionale per la presenza di aminoacidi, enzimi,polisaccaridi, minerali essenziali alla vita cellulare e all’organismo.
Il succo di aloe possiede,inoltre,anche attività antinfiammatoria utile nel caso di ulcere e colon irritabile, infatti contribuisce a migliorare la digestione riducendo il senso di sazietà precoce dell’aereofagia. Perciò  ha attività antidispeptica, immunostimolante, antibatterica (aiuta la flora batterica intestinale), ipoglicemizzante, normalizza la colesterolemia diminuendo di conseguenza il rischio di formazione delle placche aterosclerotiche.
Note sono anche le proprietà lassative date dalla estrazione totale comprendente anche l’aloina, il responsabile principale di tale azione.
Curiosità:
Conosciuta anche con il nome di “Pianta del paradiso terrestre .”


Altea Torna all'indice

Nome botanico: Althea officinalis L.
Famiglia: Malvaceae
Morfologia e Habitat:
Erba perenne con fusti eretti e pelosi e grosse radici. Cresce in densi cespugli di colore grigio-verdastro in habitat umidi quali stagni, corsi d’acqua, fossati e acquitrini. Distribuita ovunque nella regione mediterranea.
Le foglie sono ricoperte anche loro da peluria morbida e hanno il margine dentato. I fiori crescono solitari o in gruppi , sono di colore rosa molto tenue quasi bianco, con la porzione centrale più scura.
Droga:
Si utilizzano soprattutto le radici, ricche di mucillagini (fino al 30%) ,che costituiscono i principi attivi. Le radici vengono raccolte nel secondo anno , decorticate, essiccate, e tagliate. Si utilizzano anche i fiori e le foglie.
Impieghi:
Viene utilizzata soprattutto per l’azione protettiva , emolliente , calmante delle infiammazioni delle vie respiratorie per le forme catarrali come espettorante e sedativo delle tossi secche. Le preparazioni in commercio vedono l’associazione della tintura o sciroppo uniti ad altre droghe quali la liquerizia ,malva, e la drosera. Ha le proprietà efficaci per combattere bronchiti,faringiti, stati infiammatori e dissenterie. Ha anche proprietà ricostituenti.
Usata anche per le infiammazioni gastrointestinali e delle mucose che vede il suo utilizzo come decongestionante per occhi e bocca. L’attività sulle mucose ne permette un impiego in colluttori , dentifrici e paste emollienti per le gengive.
Per gli effetti emollienti del tratto gastrointestinale è nota anche per la sua azione lassativa.
In cosmesi è apprezzata proprio per le sue proprietà emollienti, rinfrescanti e addolcenti e perciò consigliata per quelle pelli delicate, arrossate e fragili.
Curiosità:
Conosciuta anche con il nome di “Malvone”.
Un tempo le radici di altea venivano utilizzate in pasticceria , in quanto posseggono un sapore dolciastro e un odore debole.
La radice intera essiccata e decorticata può essere usata durante la dentizione dei neonati, i quali ricevono sollievo dallo sfregamento della stessa sulle gengive.


Amamelide Torna all'indice


Nome botanico: Hamamelis virginiana L.
Famiglia: Hamamelidaceae
Morfologia e Habitat:
Piccolo albero o arbusto, alto fino a 2 m con rami flessibili. Originario delle foreste umide del Canada e degli stati settentrionali degli USA, dove tuttora viene raccolto allo stato spontaneo. Possiede foglie ovali piuttosto grandi con margine dentato. I fiori raggruppati sono di colore giallo.
Droga:
Si usano le foglie e le cortecce raccolte prima della fioritura.
Impieghi:
Le sue utilizzazioni riguardano l’uso esterno (pomate e lozioni) come astringente e cicatrizzante, ma soprattutto per uso interno per le affezioni venose (emorroidi,flebiti,varici) , e come vasocostrittore nasale, uterino, rettale e polmonare. La pianta deve la sua azione vasocostrittrice alla presenza dei bioflavonoidi e dei tannini i quali fanno diminuire la permeabilità capillare e aumentare invece la resistenza delle pareti venose. È quindi adatta in caso di infiammazioni oculari, in quanto evita il rossore dei capillari.
Spesso si trova in preparati con altre droghe vegetali con attività simile o differente. Frequentemente associata al viburno. Le mucillagini , estratte dalle foglie e ricche di profumo, sono apprezzate in cosmetica per contrastare gli arrossimenti della pelle.
Curiosità:
Compresse di acqua di amamelide sono usate per ridurre le borse sotto gli occhi.


AnanasTorna all'indice

Nome botanico: Ananas cosmosus L. var. sativus = Bromelia ananas
Famiglia: Bromeliaceae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea tropicale con fusto dall’aspetto succulento. Possiede foglie strette e lunghe anche più di 1 m, con margine dentato e spinoso. Originaria dell’America centrale, viene ora coltivata in moltissimi paesi.
Droga:
E’ soprattutto coltivata per i suoi frutti, grossi coni carnosi di colore aranci con all’apice un ciuffo di foglie. Di sapore molto profumato e dolciastro, costituisce un frutto tropicale ricercato dall’alto valore energetico ( Sali minerali,zuccheri e vitamine A, B2, C). L’ananas va consumato fresco, avendo cura di rimuovere attentamente l’esocarpo che può provocare arrossamenti delle mucose poiché contiene sostanze irritanti. Dal taglio della corteccia si ricava, il cosiddetto gambo, un lattice bianco ricco di principi attivi come l’enzima proteolitico bromelina, che facilita la digestione e la cicatrizzazione ma importante per la sua azione antinifiammatoria.
Impieghi:
L’azione proteolitica dell’enzima bromelina fa si che vengano demolite parzialmente le proteine presenti nei materiali biologici. La bromelina è assorbita come tale dalla mucosa intestinale e presenta proprietà antiedematose,antiinfiammatorie,ed inibitorie della coagulazione del sangue con riduzione della permeabilità capillare, riduzione dei tempi di assorbimento dell’ematoma.
Queste proprietà hanno determinato un ampio uso della bromelia in medicina soprattutto come agente antiinfiammatorio negli edemi dei tessuti morbidi, nel trattamento di artrite reumatoide, tromboflebiti, ematomi, infiammazioni orali e rettali e negli stadi post operatori o a seguito di una ferita.
Nell’industria alimentare si usa per ammorbidire la carne e per renderla più digeribile.
Sono, inoltre, descritte proprietà antiessudative e anticellulitiche legate agli effetti favorevoli nella rimozione dei depositi di grassi. Per tale utilizzo, sono in commercio polveri a base di liofilizzato del gambo adatte alla preparazioni di capsule e creme.
Curiosità:
L’ananas rappresentava un simbolo di ospitalità: ero uso negli indigeni appendere i frutti dell’ananas agli ingressi delle proprie abitazioni.


Anice verdeTorna all'indice

Nome botanico: Pimpinella anisum L.
Famiglia: Apiaceae (Umbrelliferae)
Morfologia e Habitat:
Erba proveniente dall’oriente, ma coltivata in tutta Europa, anche in Italia; cresce su terreni pietrosi.
Pianta annuale, glabra con un semplice fusto alto fino a 50 cm, che emette un forte odore.
Le foglie sono lobate e di diversa forma nei vari tratti del fusto; i fiori sono bianchi.
Droga:
E’ data dai frutti lunghi 3 o 5 mm di colore verdognolo, di sapore zuccherino, l’odore aromatico; contenenti al loro interno sacche oleifere le quali raccolgono un olio contenente anetolo e resine responsabili dei principi attivi della pianta.
Impieghi:
L’anice verde è considerato regolatore della digestione, antispasmodico e carminativo, mediante la stimolazione delle secrezioni salivari e biliari.
In dosi opportune è utile per promuovere l’appetito, facilitare la digestione, favorire l’eliminazione dei gas intestinali dovuti a fenomeni fermentativi esercitando contemporaneamente un azione antisettica sul tubo digerente. È molto efficace per l’aerofagia. Inoltre ha virtù antispasmodiche contro i campi intestinali e sedative nel caso di insonnia ed eccitazione nervosa. Tradizionalmente vengono attribuite all’anice le proprietà di stimolare la secrezione lattea e di regolarizzare il ciclo mestruale. Oggi l’anice si usa anche come stomachico, ed espettorante nei disturbi del respiro. Tale pianta trova largo impiego per la composizione di molti liquori come essenza di anice, che si ricava dai frutti di anice stellato, si usa in gocce e serve per la confezione di pastiglie e liquori. Infine è usata anche in profumeria per dentifrici e profumi.
Curiosità:
Per ottenere un caffè aromatico e digestivo si consiglia di mettere nella polvere del caffè alcuni semi di anice.


ArancioTorna all'indice

Nome botanico: Citrus aurantium L.
Famiglia: Rutaceae
Morfologia e Habitat:
Albero coltivato generalmente alto fino a 5 m, poco ramificato e con rami gracili e flessibili.
Vanno distinte le due varietà:
la dulcis, della quale si utilizzano solo i frutti per fini alimentari, la amara, che presenta impieghi in farmacia,erboristeria e profumeria.
L’arancio amaro si differenzia da quello dolce per la presenza di spine e per il picciolo alato. I fiori sono bianchi ed emanano un profumo gradevole ma non forte. Il frutto, variabile nella forma da quella ovale a quella tondeggiante, è di colore aranciato o giallo; la superficie è liscia o talvolta rugosa, il succo abbondante e dolce è contenuto negli spicchi dotati di ghiandole oleifere.
Droga:
Si usano i frutti,le foglie ed i fiori. Tutte le parti utilizzate sono ricche di ghiandole oleifere, che nelle foglie sono piccolissime e numerose, nei fiori sono traslucide, e nella buccia sono più grandi e tondeggianti. Perciò con modalità diverse si ottiene gli oli essenziali di composizione diversa.
Impieghi:
Notissimo per le proprietà aromatiche, dissetanti, vitaminiche, digestive, sedative e antispasmodiche.
Ricordiamo che l’arancio dolce ha le stesse proprietà dell’arancio amaro.
L’essenza di arancio trova impiego soprattutto in profumeria ( in particolare per il neroli = olio essenziale ottenuto dai fiori); mentre le scorse,in entrambe le varietà, sono componenti indispensabili nell’industria liquoristica e in quella delle bevande gassate e degli sciroppi e dell’industria alimentare.
L’industria farmaceutica si serve dei derivati dell’arancio dolce per correggere preparazioni medicinali dal gusto sgradevole.
L’infuso dei fiori del genere dulcis viene soprattutto utilizzato per le proprietà sedative nei casi di insonnia e di eccitazione nervosa; esso è particolarmente utile e gradito dai bambini.
Le foglie sono valide,in infuso,per le proprietà leggermente sedative e antispasmolitiche.
Le preparazioni ottenute dalla scorza dell’arancio amaro hanno proprietà aperitive, digestive, antispasmolitiche nei dolori di stomaco.
L’arancio amaro, inoltre, stimola il metabolismo del tessuto adiposo provocando ossidazione dei grassi con un’azione che provoca una decisiva perdita di peso.
Dai fiori freschi si ottiene un acqua distillata, reperibile in erboristeria, che,oltre ad avere delicate proprietà aromatiche,è il costituente di molte preparazioni cosmetiche decongestionanti.
Curiosità:
La buccia dell’arancio amaro è un rimedio dell’acidità gastrica. In una tazza bollente mettere all’incirca un cucchiaio da caffè di buccia tagliuzzata. Bollire e tenere in infusione per 20 minuti. ATTENZIONE! le arance per questa bevanda devono essere coltivate biologicamente.


ArnicaTorna all'indice

Nome botanico: Arnica montana L.
Famiglia: Asteraceae (Compositae)
Morfologia e Habitat:
Erba perenne vivace , con fusto semplice o talvolta appena ramificato, alto fino a 60 cm. Tutta la pianta è ricoperta da peli e ghiandole. Le foglie alla base hanno una forma ovale e allungata con il margine dentellato, e lungo il fusto vi sono foglie sempre più piccole. I fiori centrali sono piccoli e gialli quelli esterni sono di colore giallo aranciato. L’arnica cresce in tutta Europa ed in Italia sulle Alpi e sugli Appennini al di sopra dei 1000 m.
Droga:
Si usano i fiori e le radici per l’azione revulsiva conosciuta in farmacia anticamente. I suoi principi attivi sono dati da diversi flavonoidi e lattoni sesquiterpenici responsabili dell’attività anitireumatica, antibatterica, antiflogistica, analettica respiratoria.
Impieghi:
Nota per le sue proprietà rubefacenti e antiecchimosiche per via esterna .
È il rimedio principale di assoluta validità per risolvere ecchimosi ed edemi conseguenti a contusioni e slogature. Le viene anche attribuita un’azione antiinfiammatoria e di regolazione della circolazione periferica e della resistenza delle mucose. Si registrano utilizzi per i dolori reumatici ed articolari , infiammazioni della gola e della cute (date anche da punture di insetto), insufficienze venose.
Le sue preparazioni vanno però maneggiate con cura e attenzione altrimenti potrebbero dar luogo a infiammazioni. Le preparazioni di Arnica usate per via esterna non vanno applicate su zone in cui sono presenti abrasioni o ulcerazioni, di modo che non vi sia penetrazione interna dei principi tossici contenuti nella pianta. Ricordiamo che la tintura madre di Arnica, per un uso esterno, non va mai impiegata pura ma sempre diluita cinque volte con acqua.
Attenendosi a queste precauzioni e a quelle indicate sulla confezione si otterranno tutti i vantaggi senza avere effetti secondari.
Curiosità:
ATTENZIONE! pianta velenosa.
Il grande capolino rappresenta uno degli emblemi delle regioni alpine.
In alcune zone alpine, i contadini erano soliti fumarne le foglie ed aspirarne con le narici la polvere similmente al tabacco. Per questo motivo l'Arnica veniva anche chiamata “tabacco di Savoia”, o “tabacco di montagna”.


Artiglio del diavoloTorna all'indice

Nome botanico: Harpagophytum procumbens DC 
Famiglia: Pedaliaceae
Morfologia e Habitat:
Pianta rampicante perenne originaria dell’Africa tropicale. I germogli striscianti portano fiori isolati di colore rosso-violaceo molto evidenti e caratteristici. Da questi fiori si sviluppano i frutti legnosi, caratterizzati da quattro appendici coriacee spinose. Tali sono la causa dell’affascinante nome.
Droga:
E fornita dalle parti laterali della radice,le parti che fuoriescono dette radici secondarie. Tali rappresentano organi di deposito a forma di tuberi rossastri. Per il commercio la droga viene tagliata in dischetti ed essiccata.
Impieghi:
Presenta un accentuata attività antiinfiammatoria, associata a quella analgesica ed antispasmodica. Data dai principi attivi quali arpargosidi. Le maggiori indicazioni riguardano il reumatismo articolare acuto e cronico, con riferimento alle artriti acute e croniche. inoltre per le proprietà toniche e amare può essere utile nella digestione difficile.
Curiosità:
L’impiego popolare in Africa è soprattutto volto a combattere la febbre e come bevanda amaro tonica dato il suo sapore astringente e fortemente amaro.
Gli uncini di cui è provvisto il frutto se penetrano nelle zampe degli animali li costringono ad una danza “indiavolata”.


Assenzio Torna all'indice

Nome botanico: Artemisia absinthium
DESCRIZIONE
Pianta perenne della famiglia delle Composite, l'Assenzio cresce spontaneo in luoghi asciutti e incolti. Le foglie si raccolgono da Marzo a Settembre, le sommità fiorite in Luglio e Agosto.
UTILIZZO
L'Assenzio è utilizzato principalmente per la produzione di bevande alcoliche e nell'industria farmaceutica.  Stimola l'appetito e favorisce la digestione, risultando anche utile nel trattamento degli stati infiammatori. L'abuso incide negativamente sul sistema nervoso centrale, producendo seri danni all'attività cerebrale, al fegato allo stomaco e ai reni.
CURIOSITA'
Henri Pernod nel 1797 inventò l'omonimo aperitivo alcolico. In pochi anni il consumo di Assenzio salì alle stelle, generando una dannosa piaga sociale definita Absintismo. A seguito della scoperta che il Tuione, principio attivo presente nella bevanda, provocava assuefazione e allucinazioni, l'Assenzio venne vietato. Baudelaire diceva che le conseguenze di una serata a base di Assenzio erano donne incinta e uomini accoltellati.


BardanaTorna all'indice

Nome botanico: Arctium lappa L.
Famiglia: Asteraceae (Compositae)
Morfologia e Habitat:
Robusta pianta erbacea biennale. È una comunissima infestante soprattutto dei luoghi incolti o il margine di strade di campagna. Nel primo anno di vegetazione produce alcune grandi foglie basali pelose, nel secondo anno forma l’asse floreale alto fino a 2 m, molto ramificato e peloso. I fiori di colore porporini sono tutti riuniti,contornati da brattee rigide e ricurve a forma di amo, molto conosciute dai bambini perché si attaccano facilmente a vestiti e capelli.
Droga:
Si utilizzano le foglie del primo anno ma soprattutto le radici.
Impieghi:
Sono associate alle radici le proprietà ipoglicemizzanti, coleretiche e colagoghe perciò depurative; mentre per le foglie proprietà antipruriginose , antiforuncolose, antiacneiche , e antiseborroiche.
In medicina popolare si usa come diuretico, lassativo e depurativo generale,in caso di affezioni e disturbi gastrointestinali,contro la gotta ed i reumatismi, ma anche stimolante del fegato e della cistifellea.
La più nota applicazione della bardana è quella contro alcune affezioni della pelle quali acne e foruncolosi, e dermatosi seborroiche e psoriasi. Infine la bardana è dotata di proprietà antisettiche su alcuni batteri patogeni che attecchiscono la pelle, quindi utile in tutte le malattie esantematiche. Il succo delle foglie fresche può essere frizionato quotidianamente per combattere i capelli grassi e le foglie possono essere consumate cotte come complemento alimentare.
Curiosità:
Si dice che la radice di bardana abbia guarito Enrico III dalla sifilide.
In Giappone,le radici bollite nell’acqua salata e preparate come sassifraghe, vengono consumate come verdura.


BergamottoTorna all'indice

Nome botanico: Citrus bergamia Risso
Famiglia: Rutaceae
Morfologia e Habitat:
E’ un piccolo albero alto pochi metri, con la chioma tondeggiante, e all’ascella delle foglie sono presenti delle spine. Le foglie sono di colore verde chiaro, di forma ovale. I fiori sono singoli o riuniti di colore bianco candido.
Droga:
L’essenza,ottenuta dalla spremitura della corteccia dei frutti, si conserva in bottigliette di vetro scuro.
Impieghi:
Le sue proprietà sono aromatizzanti,antisettiche,purificanti e stimolanti.
L’essenza di bergamotto in cosmetica può costituire un componente di profumi e di altri prodotti atti a favorire l’abbronzatura, purificare e deodorare la pelle e le ascelle, utile a disinfettare blandamente la cavità orale e le zone del viso affette da pustole, normalizzando le pelli grasse troppo ricche di sebo.
L’essenza di bergamotto può costituire, in caso di necessità, un buon disinfettante soprattutto per proteggere le ferite da infezioni secondarie,usandone poche gocce su una garza sterile.
Gli oli essenziali in generale,oltre alle proprietà antisettiche, hanno il potere di riattivare la circolazione; per questo si impiega l’essenza di bergamotto per attivare la circolazione delle zone colpite da geloni.
Curiosità:
Per i geloni usare una soluzione costituita da 5 gr di olio essenziale e 100 ml di olio di ricino e sfregare sulla zona interessata.


BetullaTorna all'indice

Nome botanico: Specie del genere Betulla 
Famiglia: Betulaceae
Morfologia e Habitat:
E’ un albero che può raggiungere l’altezza di 30 m, caratterizzato dalla corteccia bianca liscia che alla base del tronco diventa grigia e profondamente incisa in strisce orizzontali. In Italia sono presenti due specie B.alba e B.pubescens . Le foglie sono semplici con forma romboidale, glabre, e dentellate ai margini. I rametti di colore bruno sono aspri al tatto, per la presenza di ghiandole secernenti una resina che si consolida in granuli. Fiorisce in aprile- maggio.
Droga:
Si usano tutte le parti della pianta in particolare, corteccia, gemme, foglie e il carbone ottenute dal legno.
Impieghi:
Nota per le proprietà diuretiche, coleretiche, ipocolesterolemizzanti, antisettiche, astringenti, lenitive.
La proprietà fondamentale della betulla per uso interno è quello di stimolare la diuresi senza indurre alcun effetto secondario sgradito; è perciò usata per ridurre gli edemi (stasi d’acqua nei tessuti) sia di origine renale che cardiaca, per diminuire il tasso di albumine nelle urine e favorire l’eliminazione di acido urico non impoverendo l’organismo di Sali minerali.
Gli infusi di foglie di betulla hanno anche la proprietà di aumentare la fluidità della bile e diminuire il tasso di colesterolo nel sangue.
Per uso esterno si sfruttano le proprietà antisettiche e astringenti della betulla, utili alle pelli affette da acne,foruncoli,eccessiva secrezione di sebo.
I decotti, le tinture e altri derivati dalla betulla vengono utilizzati in cosmetica sia come astringenti del cuoio capelluto che come disinfettanti e deodoranti nel caso di forfora grassa.
I bagni e gli impacchi di decotto di betulla sono utili anche nel trattamento esterno coadiuvante della cellulite.
Curiosità:
La linfa di betulla si raccoglie,in primavera,segnando un ramo dell’albero. Un ramo di una certa grandezza può fornire da 4 a 5 litri di linfa al giorno. La linfa è un eccellente bevanda rinfrescante. Messa in bottiglia,diventa spumante e acquista un gusto vinoso di cui si corregge l’acidità con lo zucchero. Per impedire la fermentazione, mettere 4-5 chiodi di garofano ogni litro di linfa.
IL CARBONE VEGETALE:
il carbone è un materiale costituito dall’elemento del carbonio. È largamente usato in medicina nelle tre forme: vegetale, animale e composto. Il carbone vegetale (betulla,pioppo,salice) si divide in carbone comune e attivo officinale, quest’ultimo finemente polverizzato ad alto potere assorbente.
Per questo trova impiego come antitossico, nei casi di avvelenamento per via gastrica, poiché si lega ai veleni, agendo in competizione con le mucose gastrointestinali. In questi casi è necessario associare una lavanda gastrica o un purgante per eliminare l’agente tossico. In ogni caso l’assunzione di carbone vegetale attivo è consigliata nei casi di meteorismo per la sua spiccata azione adsorbente.
Bisogna evitare somministrazioni prolungate, in quanto può diminuire l’assorbimento di sostanze nutritive e vitaminiche, e in ogni caso distanziare almeno di un’ora dall’assunzione di altri farmaci. Il carbone vegetale inoltre possiede proprietà antiacide e disinfettanti dell’intestino.
Riassumendo è consigliato per il gonfiore del ventre e per le coliti, proprio per la sua proprietà di assorbire i gas intestinali, e per le intossicazioni alimentari o altre intossicazioni poiché legante le tossine microbiche e i veleni. Spesso associato alla magnesia calcinata per combattere il suo effetto costipante.


BiancospinoTorna all'indice

Nome botanico: Crataegeus oxyacantha = C.laevigata DC.
Famiglia: Rosaceae
Morfologia e Habitat:
E’ una pianta che si presenta normalmente come un piccolo arbusto ma talvolta raggiunge le dimensioni di un albero; è molto ramificata con rametti spinosi. Pianta spontanea molto comune nei luoghi incolti, nelle campagne, nelle siepi, nei boschi e nelle macchie.
Droga:
Si raccolgono in primavera le sommità fiorite(fiori e foglie). Tali hanno un odore gradevole data dalla presenza di una piccola quantità di olio essenziale.
Impieghi:
La pianta presenta attività sedative, ipotensive, vasodilatatrici, antidiarroiche.
La tintura madre e l’estratto fluido del biancospino hanno azione vasodilatatrice generale e ipotensiva;regolano il ritmo e la forza di contrazione del muscolo cardiaco, esercitano una buona azione sedativa sugli ipertesi e sugli arteriosclerotici, confermando la sua azione cardiotonica.
Trova anche impiego come sedativo nervoso e antispasmodico, in associazione con altre droghe, quali valeriana e passiflora. Registra anche un’azione sedativa del sistema nervoso centrale.


Borsa del pastore Torna all'indice

Nome botanico: Capsella bursa-pastoris
DESCRIZIONE
Della famiglia delle Crucifere o Brassicacee, la Borsa del pastore cresce lungo i muri, sui sentieri e nei campi coltivati. Conosciuta anche con altri nomi (borsacchina, cassettina, curdunettu, erba borsa etc.), questa interessantissima pianta è diffusa tanto in pianura quanto in montagna e si raccoglie tutto l'anno, preferibilmente prima della fioritura.
UTILIZZO
Della Borsa del pastore si usa la parte aerea per preparare tisane in grado di regolare, attraverso la contrazione della muscolatura uterina, il flusso mestruale troppo abbondante e regolarizzare la cadenza del ciclo. I caratteristici semi a forma di cuore, inoltre, sono stati per lungo tempo utilizzati come alimento.
CURIOSITA'
In epoca antica la Borsa del pastore, tagliuzzata e ben fresca, veniva applicata alle estremità degli arti per curare le febbri malariche. Sembra anche con ottimi risultati.


Caffè verdeTorna all'indice

Nome botanico: Coffea arabica, robusta L.
Famiglia: Rubicaceae
Morfologia e Habitat:
Specie legnosa sempreverde originaria dell’Abissinia, dove vive e con un aspetto di albero alto 8-9 m;
allo stato coltivato,invece, si presenta come un arbusto che misura tra i 2 e i 4 m. possiede foglie ovato-acute di colore verde scure, lucide e fiori bianchi molto odorosi.
Droga:
E’ rappresentata dalle foglie e dai frutti e dai semi.
Impieghi:
Grazie alle sue caratteristiche di tonico, stimolante, antiossidante, il caffè si è diffuso nei secoli in tutto il mondo, pur essendo molto vario e diverso è il modo in cui viene consumato.
Le attività del caffè verde sono molteplici :antiossidante, antibatterico, ipoglicemizzante, dimagrante, ed antinvecchiamento.
L'acido cloro genico, uno dei principi attivi più importanti contenuti nel caffè verde, si perde tuttavia durante la tostatura dei chicchi per l'ottenimento della polvere di caffè da consumare come bevanda.
Il caffè verde lo ritroviamo in quei prodotti che facilitano la perdita del peso, e che diminuiscono l’ipoglicemia,inoltre inibisce anche l’assorbimento degli zuccheri tramite un meccanismo di intervento specifico e diretto sulle cellule della mucosa intestinale, determinando una riduzione del passaggio in circolo degli zuccheri introdotti con il cibo.
Infine va ricordato che, il caffè verde , per uso esterno , ha un intenso effetto drenante, utilissimo per contrastare il ristagno dei liquidi in eccesso tipico dei tessuti cellulitici. Gli estratti di caffè verde sono pertanto dei potenti antiossidanti, utili per contrastare lo stress ossidativo e l'invecchiamento.


CamomillaTorna all'indice

Nome botanico: Matricaria recutita L.
Famiglia: Asteraceae (Compositae)
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea annuale alta 20-50 cm con un portamento eretto e fusto sottile ramificato. Le foglie sono sottili e brevemente appuntite. È comune nei seminati e negli orti, ma ora viene anche coltivata.
Droga:
E’ costituita dai capolini fioriti che possiedono un odore molto caratteristico, che si percepisce immediatamente in vicinanza ed aiuta a distinguerla dalle comunissime margherite. Anche la droga risultante presenta odore aromatico molto caratteristico, il sapore è leggermente amaro. L’olio essenziale si colora d’azzurro e presenta la sostanza calmante azulene,uno dei principi attivi.
Impieghi:
Possiede attività antinevralgiche, antispasmodiche, antiinfiammatorie, antibatteriche , digestive e sedative.
Sicuramente è la pianta più conosciuta come blando sedativo,per combattere l’insonnia e l’ansia; ma dosi elevate della stessa ed abusi possono comportare insonnia e nausea.
La camomilla trova impiego nella terapia delle affezioni gastrointestinali,per il trattamento di ferite, di malattie delle mucose,come stomatiti e dermatiti.
Inoltre specifici usi riguardano quelli ginecologici (infiammazioni,cicatrizzazioni,attenuare i dolori mestruali) e pediatrici ( eczemi,infiammazioni nasali), per applicazioni esterne su pelli e mucose arrossate infiammate e decongestionante.
In cosmesi si usa soprattutto per il trattamento cutaneo e per lo schiarimento dei capelli. Ottima in sciacqui contro mali di denti, in gargarismi contro i mali di gola.
Curiosità:
Per imbiondire i capelli: mettere in infuso 20gr in 100 ml d’acqua. Applicare sui capelli dopo lo shampoo per 5-10 minuti esponendosi, se possibile, al sole.


CannellaTorna all'indice

Nome botanico: Cinnamomum zeylanicum Nees.
Famiglia: Lauraceae
Morfologia e Habitat:
Albero di modeste dimensioni, originario della Cina e dell’isola di Celyon. Attualmente viene coltivato soprattutto in Sri Lanka.
Droga:
E’ data dalla corteccia del fusto, e si trova in commercio secca in pezzi lunghi una trentina di cm, che posseggono un profumo proprio ed un sapore che pizzica in bocca.
Impieghi:
La pianta possiede proprietà antibatteriche e eupeptiche.
È consigliata nelle patologie gastrointestinali, cisti batteriche, vaginiti, dismenorrea, piorrea e nelle infezioni del cavo orale. In ogni caso vanno evitate dosi eccessive, che possono provocare eccitazione e tachicardia.
Vi è anche un uso tradizionale come ricostituente.
L’olio essenziale, considerato privo di tossicità, è ammesso come aromatizzante per alimenti. La cannella è apprezzata anche in profumeria poiché si lega molto bene alle essenze di garofano e rosmarino e in industria alimentare.
Curiosità:
Può essere usata come bevanda per combattere e tenere sotto controllo il diabete.


CarciofoTorna all'indice

Nome botanico: Cynaria scolymus L.
Famiglia: Asteraceae (Compositae)
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea vivace con una robusta radice da cui sporgono le foglie e i fusti semplici o ramificati alti fino a 1 m. Le foglie basali sono molto grandi (fino a 70 cm di lunghezza), quelle del fusto sono più semplici.
I fiori di colore azzurro sono tra loro riuniti, molto grandi circondati da numerose squame, alcune larghe e carnose altre sottili e dotate di spine. I capolini non ancora aperti sono i carciofi comunemente usati in cucina.
Il carciofo probabilmente deriva dalla selezione orticola del cardo selvatico. Quindi non si rinviene allo stato spontaneo, ma abbondantemente coltivato come ortaggio in tutta Italia.
Droga:
Si usano principalmente le foglie, e le radici.
Impieghi:
L’attività terapeutica del carciofo è stata conosciuta fin dal passato soprattutto per le proprietà coleretica, epatoprotettiva, diuretica, digestive, depurative,e amaricante.
Utile nelle calcolosi biliari e nell’itterizia.
Nell’impiego erboristico e medicinale del carciofo non si usa la gustosa parte floreale bensì la foglia vera e propria che in cucina viene scartata.
Al carciofo si riconoscono le proprietà di stimolare la diuresi, di abbassare il tasso di colesterolo nel sangue, di favorire la secrezione della bile rendendola più fluida, proteggendo e disintossicando il fegato.
Questa somma di proprietà ha anche un indiretto effetto estetico, in quanto l’azione depurativa del carciofo contribuisce a mantenere la pelle sana e luminosa. In cosmetica trova impiego in lozioni come stimolante cutaneo per la cura del cuoio capelluto.
Curiosità:
Il decotto di carciofo ha dimostrato un’azione bioattivamente cutanea marcata attraverso applicazioni esterne, che sono particolarmente indicate per normalizzare le pelli gialle e con foruncoli nei soggetti epatici. Dioscoride (I secolo d.C.) raccomandava di applicare le radici schiacciate sulle ascelle o sulle altre parti del corpo per addolcire gli odori sgradevoli.


Cardo MarianoTorna all'indice

Nome botanico: Silybum marianum L.
Famiglia: Compositeae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea biennale, spontanea e ampiamente diffusa in tutta la ragione del bacino mediterraneo. La pianta e quasi completamente glabra e notevolmente spinosa. Il fusto eretto, raggiunge e supera la dimensione dell’uomo, con foglie grandi con margine dentato e sulla superficie lucente di un verde brillante spicca la nervatura bianca reticolata. I fiori sono riuniti e posti isolatamente al termine dei lunghi rami, sono di colore rosso-violaceo ed avvolti da un involucro composto di squame con la base ovale prolungata in un appendice acuminata, rigida e pungente.
Droga:
Si utilizzano i semi della pianta.
Impieghi:
E’ una pianta nota fin dai tempi più antichi quando veniva usata come antiemoraggico e depurativo.
Le radici hanno proprietà diuretiche e febbrifughe, le foglie soprattutto proprietà aperitive.
Tuttavia la parte più interessante di questa pianta è costituita dai semi, di cui sono note le sue proprietà protettrici,disintossicanti e curative del fegato. Questa attività dipende da un particolare principio attivo , la silimarina , per la sua azione epatoprotettiva.
I derivati del cardo mariano sono utilizzati in terapia nei disordini epatici, nelle epatiti, nella cirrosi epatica, nelle intossicazioni e negli avvelenamenti, nei disturbi della digestione collegati ad anormale funzione del fegato.
Il cardo mariano viene usato come componente aromatica e aperitiva per la preparazione dei liquori.
Curiosità:
Le foglie giovani possono essere mangiate in insalata.


CarotaTorna all'indice

Nome botanico: Daucus carota L.
Famiglia: Umbrelliferae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea biennale, con un fusto eretto, ramificato, alto fino a 2 m. I fiori, bianchi o rosei, piccoli sono raccolti in grandi complessi .
Viene coltivata diffusamente per la sua radice carnosa, di colore giallo aranciato e ricca di riserve zuccherine. La carota è anche comunissima allo stato selvatico nei prati estivi.
Droga:
I carotenoidi (ricchi di vitamina A ) che si accumulano nella radice.
Impieghi:
Proprietà registrate nella carota sono vitaminizzanti, mineralizzanti, diuretiche, regolatrici intestinali, antinfiammatorie, carminative, aperitive.
Sotto il profilo terapeutico la radice di carota ha le proprietà di attenuare le infiammazioni dello stomaco e dell’intestino, di stimolare la diuresi, di depurare l’organismo; inoltre decongestiona e purifica le pelli infiammate, lenisce le scottature. Agisce come bioattivante cutaneo e perciò lo ritroviamo in preparati per favorire l’abbronzatura. Un'altra applicazione riguarda l’impiego come coloranti non tossici usati nell’industria farmaceutica e alimentare.
Importante è da considerarsi come precursore biologico della vitamina A.
Da non dimenticare che tra i numerosi effetti benefici dei carotenoidi come crescita e riparazione dei tessuti, protezione e mantenimento della pelle e delle mucose, si è aggiunta la capacità di ridurre l’insorgere del cancro ai polmoni ed alla cavità orale.
Curiosità:
il frullato di carota e miele veniva usato anticamente come gargarismo per lenire il mal di gola.


CentellaTorna all'indice

Nome botanico: Centella asiatica Urban = Hydrocotyle asiatica L.
Famiglia: Umbrellifereeae
Morfologia e Habitat:
Pianta spontanea originaria delle regioni tropicali e subtropicali, con un portamento erbaceo perenne.
Differisce dalle altre ombrellifere poiché presenta un fusto strisciante, foglie tondeggianti, di colore verde-grigio con margine dentellato. I fiori hanno un colore rosso violaceo e sono riuniti in ombrelle.
Droga:
Si preferisce usare le parti aeree quali foglie, piccioli e stoloni, che si recidono al momento della fioritura.
Impieghi:
L’azione terapeutica della centella riguarda soprattutto la circolazione sanguigna e ciò che riguarda questa: come insufficienze venose croniche, in particolare degli arti inferiori; sulle emorroidi, causate da debolezza delle pareti venose; sulla cellulite, connessa a fenomeni di deficienza micro circolatoria; e cicatrizzante di ulcere cutanee o gastriche, piaghe ed ustioni.
La centella agisce perciò tonificando le pareti vasali, migliorando la funzionalità vasale e la stasi venosa, favorendo il ritorno del sangue al cuore. Riduce così la sensazione di gambe pesanti e la fragilità capillare, migliorando la vascolarizzazione.
La centella presenta bassa tossicità e scarsi effetti collaterali.
Curiosità:
La centella è anche consigliata nel trattamento delle smagliature in quanto rafforza l’azione della stessa contro la cellulite.


ColaTorna all'indice

Nome botanico: specie del genere Cola
Famiglia: Sterculiaceae
Morfologia e Habitat:
Alberi di diverse specie del genere Cola dell’Africa tropicale alti fino a 10-15 m.
Droga:
Si usano i semi delle noci, che assomigliano a sassolini irregolari con un odore debole e un sapore amaro. Questi semi contengono caffeina, stimolante nei confronti del sistema nervoso e l’abuso può portare a palpitazioni e stato di insonnia.
Impieghi:
Conosciuta per le sue proprietà stimolanti del sistema nervoso, tonicocardico, diuretico e afrodisiaco.
I semi sono usati per la preparazione di tonici, utili per stati di stress fisico e mentale. Una grande quantità viene anche utilizzata per la preparazione di bibite rinfrescanti. In Africa le popolazioni indigene usano le noci di cola come eccitante e come nutrimento per sopportare la fatica anche quella che deriva dall’allenamento fisico e perciò consigliata nell’ambiente sportivo.
ATTENZIONE! Ad alte dosi può determinare  irritabilità, insonnia, agitazione e tremore agli arti. Evitare l’assunzione nelle ore serali.
Curiosità:
Nella Costa d’Avorio esiste una altra specie di cola, chiamata cola minore dei Diula, dal nome della tribù che la raccoglie. Tonificante generale, sembra ridoni vigore alla virilità in declino. 


DroseraTorna all'indice

Nome botanico: Drosera rotundifolia
Famiglia: Droseraceae
Morfologia e Habitat:
E’ una pianta erbacea perenne, con una piccola radice dalla quale si dipartono le foglie e gli scapi floreali alti 10-20 cm. È una pianta carnivora che cattura e digerisce piccoli insetti. Le foglie sono tondeggianti con la superficie superiore e il margine ricoperto da peli rigidi e di colore rosso, all’apice dei quali è presente una ghiandola che secerne un liquido zuccherino e vischioso che attira e trattiene gli insetti. I fiori sono rivolti tutti allo stesso lato, di colore bianco. Questa pianta cresce nella zona montana e submontana delle Alpi e dell’Appennino settentrionale, raramente scende geograficamente più in baso; vive nei luoghi umidi.
Droga:
Si utilizzano le parti aeree della pianta.
Impieghi:
Il carattere carnivoro della pianta non toglie nulla alle sue effettive virtù salutari.
Utilizzata per le sue proprietà antisettiche, bechiche e antispasmodiche, utili per calmare la tosse stizzosa e secca e le raucedini. Essa agisce come spasmolitico bronchiale e calmante sulle terminazioni nervose della laringe data da un particolare principio attivo, che mostra proprietà antibiotiche su taluni microorganismi responsabili di infezioni dei polmoni e della pelle.
Curiosità:
Chiamata anche “Rugiada del sole”.


EchinaceaTorna all'indice

Nome botanico: Specie del genere Echinacea
Famiglia: Compositeae
Morfologia e Habitat:
Appartengono a questo genere 9 specie originarie delle zone del Nord America, dove venivano utilizzate dalle popolazioni indiane per la cicatrizzazione e per curare i morsi dei serpenti. Le specie in commercio sono 3: E. pallida, E. angustifolia ed E. purpurea.
Specie tra loro dall’aspetto simile. Sono piante erbacee perenni, con un fusto semplice e foglie allungate. I fiori solitari,appariscenti, posti alle terminazioni del fusto con involucri rigidi e un ricettacolo conico dotato di spine, sono di colore rosso o rosa.
Droga:
Si utilizza la radice ma anche largamente impiegate sono le foglie o le parti aeree nel loro insieme.
Impieghi:
L’echinacea rappresenta una delle droghe vegetali di maggiore utilizzo e studio negli ultimi anni.
Le principali attività riguardano l’azione immunostimolante, aumenta cioè la capacità difensiva del nostro corpo aumentano il numero delle cellule immunitarie e la resistenza alle malattie viene aumentata. Perciò possiede proprietà antinfiammatorie ,antiflogistiche, cicatrizzanti; è in grado di ridurre la durata degli stati influenzali e alle malattie de raffreddamento e quindi utile per le infezioni delle vie respiratorie e delle vie urinarie. Se la cura è seguita a scopo preventivo, il rischio di ammalarsi è notevolmente diminuito.
Accresce le difese immunitarie nelle malattie da raffreddamento rino-oro-faringeo.
La pianta impedisce il diffondersi delle infezioni, soprattutto a livello cutaneo. È utile per combattere virus,batteri e funghi rinforzando le difese della pelle, rendendola più resistente alle penetrazioni dei microorganismi. Importante anche l’azione antivirale, in particolare contro i virus dell’influenza e dell’herpes.
Curiosità:
La tradizione popolare attribuisce proprietà afrodisiache che però non trovano riscontro nella documentazione scientifica.


EderaTorna all'indice

Nome botanico: Hedera helix L.
Famiglia: Araliaceae
Morfologia e Habitat:
E’ una pianta rampicante con foglie sempreverdi molto comune. I fiori formano piccole infiorescenze di i colore giallo-verdastro. I frutti sono bacche nere velenose. Per arrampicarsi e sostenersi sui muri e sui tronchi si serve di piccole radici provvisorie con funzione puramente di sostegno poiché la pianta non è un parassita.
Droga:
E’ data dalle foglie.
Impieghi:
Note le sue proprietà sedative della tosse, espettoranti, antinevralgiche, analgesiche e anticellulitiche.
L’edera è una pianta molto efficace per calmare le tossi stizzose, per dilatare i bronchi e favorire l’eliminazione dei catarri bronchiali. Questa proprietà è dovuta dalla presenza di saponine, che tuttavia hanno un certo grado di tossicità e rendono sconsigliabile avvalersi di questa pianta mediante preparazioni fatte in casa.
L’edera esercita invece un’azione sicura e senza inconvenienti per usi esterno. I decotti o gli infusi di foglie di edera esercitano un’azione anestetica e antinevralgica nelle nevriti, nei dolori reumatici, nella sciatica e nelle artrite.
Sono state provate benefiche proprietà nelle celluliti, dove l’azione anestetica permette un massaggio profondo e l’azione astringente e vasocostrittrice favorisce il riassorbimento dei liquidi che impregnano i tessuti.
Curiosità:
L’infuso di un pugno di foglie di edera in circa 2 litri di acqua può essere usato per risciacquare i capelli dopo lo shampoo per renderli più lucidi e scuri.


EleuterococcoTorna all'indice

Nome botanico: Eleuterococcus senticosus Maxim
Famiglia: Araliaceae
Morfologia e Habitat:
Pianta originaria della Siberia, Cina e Corea. Alta 2-3 m con fusto spinoso e foglie composte da cinque foglioline ellittiche e con un lungo picciolo.
Droga:
Vengono usate le foglie e le radici.
Impieghi:
Gli studi riguardano gli effetti sul sistema nervoso centrale, azione immunostimolante, effetto antistress, attività steroidale, attività cardiovascolare. Perciò possiede proprietà adattogene, ossia di aumentare la capacità dell’organismo di adattarsi ai diversi tipi di situazioni stressanti , supporta positivamente la funzione delle ghiandole surrenali, consentendo di superare la stanchezza di tipo fisico e mentale,in modo da poter ottenere un buon rendimento nel campo dello studio,del lavoro e dello sport.
In accordo con queste indicazioni, l’eleuterococco è considerato un valido sostitutivo del ginseng.
Si è sperimentato che l’utilizzo di questa pianta ha maggiori affinità e efficacia sulle donne, rispetto al ginseng che invece possiede affinità maggiore e efficacia maggiore sugli uomini.
ATTENZIONE! E’ consigliabile assumerlo entro primo pomeriggio. È sconsigliato l’uso nei soggetti ipertesi, nei bambini al di sotto dei 12 anni di età e nelle donne in gravidanza e che allattano. A dosi eccessive può causare agitazione, irritabilità, insonnia ed euforia.
Curiosità:
Noto anche come “Ginseng siberiano”o “Radice della taiga”.
Gli studi sull’eleuterococco sono iniziati dagli anni ’50, poiché i ricercatori russi volevano trovare una valida alternativa meno costosa al ginseng. La fama di questa pianta è andata poi crescendo negli anni. Famoso rimane comunque l’impiego per le performances degli atleti russi alle Olimpiadi di Mosca e per i cosmonauti nei lunghi periodi di permanenza nello spazio.


ElicrisoTorna all'indice

Nome botanico: Helichrysum italicum G.Don.
Famiglia: Asteraceae (Compositae)
Morfologia e Habitat:
E’ una pianta perenne molto ramificata fin dal basso, che forma cespuglietti alti fino a 30-40 cm. È diffuso dall’Appennino piemontese, ligure ed emiliano verso il sud nella regione mediterranea, è abbondante presente nelle zone aride e nei luoghi rocciosi e pietrosi. I fiori posti al termine del fusto sono avvolti da una serie di brattee di forma triangolare con apice acuto che all’interno ospitano i veri fiori di color giallo limone.
Droga:
Si utilizzano le sommità fiorite.
Impieghi:
L’elicriso, pianta aromatica prettamente italiana e mediterranea, possiede proprietà espettoranti e tossifughe utile per sedare gli eccessi di tosse, in particolare la pertosse, favorendo l’eliminazione del catarro bronchiale, e attenuta gli eccessi di asma e le infiammazioni di origine allergica della mucosa nasale per la sua azione antiinfiammatoria.
Sono stati riscontrati utili effetti nel caso di mal di testa e di emicrania, nonché nell’artrite e nelle forme reumatiche per la proprietà antireumatica.
Per uso esterno l’elicriso agisce beneficamente sulla psoriasi e sugli eczemi, per lenire le ustioni, e curare gli eritemi solari e nell’aiutare la regressione dei geloni e degli edemi dovuti a stasi della circolazione degli arti inferiori e delle infiammazioni delle emorroidi.
Curiosità:
L’olio di elicriso può essere usato in gocce nasali per combattere la sinusite.


EquisetoTorna all'indice

Nome botanico: Equisetum arvense 
Famiglia: Equisetaceae
Morfologia e Habitat:
Si tratta di una pianta erbacea vivace senza fiori né foglie,alta da 20 a 60 cm,  predilige i terreni umidi e freschi; per questo, è di comune riscontro in prossimità dei fossati e dei torrenti, anche in altura.
Caratterizzata da un fusto sterile diviso in segmenti e foglie filiformi.
Pianta cosmopolita, conosciuta in tutto il mondo, in Italia  ritroviamo la specie arvense. Questa piccola pianta odiata dagli agricoltori perché infestante e difficile da estirpare, invece  è apprezzata dalla medicina popolare.
Droga:
Si utilizzano i steli sterili  o la pianta intera.
Impieghi:
L’equiseto possiede un alto contenuto di silice, utile come reminerallizzante, e proprietà diuretiche, che aumentano l’eliminazione dei prodotti di rifiuto attraverso i reni. Infatti, è stato accertato che chi fa uso di questa pianta ha un aumento della quantità d’urina  pari ad un terzo di quella abituale. Pertanto è utile per tutte le infezioni delle vie urinarie quali cistiti, alcune infezioni renali e contro la gotta.
Possiede anche proprietà emostatiche e astringenti. E’ una pianta preziosa per fermare le perdite di sangue, e perciò utile in tutti i casi di emorragie e quei stati  conseguenti a traumi e ferite, nonché sanguinamenti nasali e delle gengive. Inoltre, possiede le proprietà di provocare la formazione dei globuli rossi , ossia emopoietiche.
Per la sua ricchezza in sali minerali, l'equiseto è un valido remineralizzante, utile per rinforzare ossa, unghie e capelli. Per questo motivo, la medicina popolare ne consiglia l'impiego in presenza di osteoporosi, nei postumi di fratture ossee, e in caso di unghie e capelli fragili.
L’equiseto come fonte di silice, lo rende ancora più valido poiché la silice stessa  a sua volta favorisce l’assimilazione del fosforo, un altro noto fattore remineralizzante.
All'equiseto vengono riconosciute proprietà cicatrizzanti, utili per favorire la guarigione delle ferite, come le piaghe o le fastidiose ulcere cutanee. In questo caso, però, è indicato l'uso esterno, sottoforma di impacchi o lavaggi col decotto. Risciacqui orali sono invece utili in presenza di afte della bocca ed i gargarismi aiutano chi soffre di mal di gola.
Curiosità:
Nota con il nome “Coda di cavallo”. Nella pianta fresca si possono trovare dai 200- 260 mg di vitamina C  per Kg.


EscolziaTorna all'indice

Nome botanico: Eschscholzia californica L. 
Famiglia: Papaveraceae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea perenne di modeste dimensioni con fusto ramificato alto 20-30 cm. Foglie divise e fiori solitari grandi con quattro petali lucidi giallo-aranciati, ma anche esistente in altri colori pastello. Sarebbe originaria degli Usa dove è spontanea in habitat diversi, ma coltivata in Europa come pianta ornamentale.
Droga:
Si prendono le parti aeree.
Impieghi:
Viene utilizzata per le sue proprietà antispasmodiche e sedative , utili sia per bambini che anziani. Questa droga può essere assunta per lunghi tempi senza che provochi effetti indesiderati. Possiede, inoltre, proprietà analgesiche e spasmolitiche, cha svolgono un azione rilassante a livello dell’apparato gastrointestinale ed in caso di mal di testa. Le sue proprietà analgesiche sono correlate all’azione sedativa che la pianta esprime attraverso l’induzione del sonno.
Curiosità:
Pianta conosciuta anche come “papavero californiano”.


Eucalipto Torna all'indice

Nome botanico: Eucalyptus globulus
DESCRIZIONE
Pianta arborea della famiglia delle Mirtacee, l'eucalipto proviene dall'Australia. Prima di sbocciare, i fiori di eucalipto sono coperti da una sorta di cuffia che cade quando si sviluppano gli stami. Le foglie si raccolgono in Giugno-Luglio o Settembre-Ottobre, evitando i periodi più caldi.
UTILIZZO
Dall'eucalipto si ricava un olio essenziale, l'olio di eucalipto, che viene utilizzato come antisettico. In infuso, tale pianta trova largo impiego nelle contro le affezioni asmatiche, bronchiti, tosse in genere e sinusite. Data la sua attività di stimolazione del sudore, l'eucalipto viene anche utilizzato come febbrifugo.
CURIOSITA'
Il nome eucalipto deriva dal greco e significa ben nascosto.


FicoTorna all'indice

Nome botanico: Ficus carica L.
Famiglia: Moraceae
Morfologia e Habitat:
E’ una albero con la corteccia liscia di colore cenerino; tutta la pianta contiene un abbondante lattice bianco acre e irritante. Le foglie sono di forma ovale e margine irregolare e dentato. Originario dell’Asia Minore, fu introdotto in Italia in tempi remoti, dove è ampiamente coltivato per i suoi frutti dolcissimi e carnosi che possono essere consumati freschi o secchi.
Ne esiste anche una varietà che cresce spontanea sulle rupi e sui muri, specialmente nelle zone molto calde,ma non produce frutti commestibili.
Droga:
Si usano i frutti e le foglie.
I frutti sono ricchi di sostanze zuccherine e di vitamine (A,B1,C), trovano impiego come emolliente ed espettorante, l’ingestione di frutti freschi a digiuno può presentare un azione lassativa. L’abbondante lattice contenuto nella pianta presenta un enzima digestivo con attività simile a quella pancreatica, denominato ficina. Il lattice sgorga spontaneamente dal tronco a seguito di incisione ,quindi filtrato ed essiccato.
Impieghi:
I frutti del fico non sono solo un ottimo alimento ma hanno anche buone proprietà salutari. I semi, le mucillagini, le sostanze zuccherine contenute nel frutto, fresco o secco, esercitano delicate proprietà lassative. Inoltre, nel frutto fresco sono contenuti enzimi digestivi che facilitano l’assimilazione dei cibi quindi oltre alla proprietà lassative il fico presenta anche proprietà digestive e dietetiche.
Il decotto di fichi secchi, in acqua o latte, è un buon emolliente per la gola e sedativo della tosse. Le foglie sono state usate tradizionalmente come tossifughe, ma possono risultare irritanti per l’intestino.
Il decotto dei frutti secchi maturi è un buon emolliente per le pelli infiammate.
Sono anche attribuite capacità di attenuare il dolore da punture da insetto, nonché proprietà cheratolitiche, abbronzanti e schiarenti della pelle.
Il lattice è utile per estirpare porri,calli e verruche e per far scoppiare le efelidi.
ATTENZIONE! il lattice va usato con molta cautela. Può essere usato su aree limitate. Da evitare l’applicazione sulla pelle del viso e su altre parti sensibili, poiché può provocare gravi dermatiti ed eczemi.
Curiosità:
La caprificazione, è un antico processo agricolo, che consiste nell’appendere rami con frutti del fico selvatico, il caprifico,su quelli del fico comune di coltivazione. Tutto ciò veniva fatto per facilitare il compito di una specifica vespa che opera la fecondazione, depositando le uova solo nel fiore del caprifico.
L’uomo mescolando le infiorescenze delle due piante inganna la vespa, che non può riconoscere i fiori del fico selvatico e finisce a impollinare anche quelli del fico commestibile.


FinocchioTorna all'indice

Nome botanico: Foeniculum vulgare Miller
Famiglia: Apicaceae (Umbrelliferae)
Morfologia e Habitat:
E’ una pianta erbacea perenne o biennale con una robusta radice ingrossata. Il fusto alto fino a 2 m è cilindrico e ha la superficie striata longitudinalmente ed è ampiamente ramificato.
Il finocchio è originario della regione mediterranea, ma oramai è diffuso in tutti i climi temperati. Vanno distinte 2 varietà: la volgare ovvero il finocchio amaro e la dolce ovvero il finocchio dolce o romano coltivato per i frutti da cui si ricava l’essenza.
A queste va aggiunta la varietà commestibile, azoricum, di cui si consumano i germogli provvisti di costole verticali( guaina carnosa).
Il finocchio amaro ha le foglie filiformi e fiori di colore giallo. Cresce allo stato selvatico.
Droga:
Si utilizzano i frutto essiccati.
Impieghi:
Largamente usato nelle nostre tavole deve le sue proprietà salutari ai frutti e alle radici, queste ultime rappresentano un valido diuretico.
I frutti vengono usati soprattutto nella fabbricazione dei liquori per dare sapore,proprio per le sue proprietà aromatiche e digestive.
Questi vengono anche utilizzati in terapia per diversi scopi: stimolano l’appetito favorendo la digestione, quindi utili per le dispepsie in quanto stimolano la motilità gastrointestinale, aumentando l’energia dello stomaco e dei movimenti intestinali proprio per le proprietà digestive e antispasmodiche. Utili soprattutto per bloccare i processi fermentativi intestinali, flautolenzae e il meteorismo per le sue proprietà carminative aiuta anche per sedare dolori addominali e per frenare vomito e singhiozzo.
In commercio sono presenti anche preparati come sciroppi o mieli per infiammazioni delle vie aeree con produzione di eccessivo muco utilizzati per le sue proprietà calmanti sui polmoni e bronchi.
Curiosità:
Raccomandato alle donne poiché normalizza il ciclo mestruale e facilita la secrezione del latte (galattogeno) e in cataplasmi risolverà gli ingorghi del seno. Ovviamente le donne che allattano e ne fanno uso, trasmettono le proprietà ai loro neonati, eliminando le cosi fastidiose colichette!


FrassinoTorna all'indice

Nome botanico: Fraxinus excelsior L.
Famiglia: Oleaceae
Morfologia e Habitat:
Albero di modeste dimensioni alto da 7 a 20 m, detto anche orniello. Le fogli opposte sono composte da 9-25 foglioline, leggermente dentate. È una pianta di rapidissimo sviluppo, presente nella regione mediterranea, ed è spesso coltivato come tutore nelle vigne.
Droga:
Si usa sia la corteccia dei rami ,le foglie e i frutti. Il suo legno è pregiato per l’elasticità, ma soprattutto per la produzione di Manna, che si ottiene per incisioni del tronco di alberi di almeno 8 anni e essiccando il prodotto che ne fuoriesce da luogo ad un composto solido, biancastro cristallino. È da notare che al di fuori dell’habitat mediterraneo il frassino perde la capacità di produrre ed accumulare la manna.
Impieghi:
Del frassino si usano le foglie che hanno proprietà diuretiche ed antireumatiche , è accertata l’utilità come coadiuvante nella cura della gotta, del reumatismo articolare acuto, dell’artrite, dei calcoli renali.
La corteccia è soprattutto amaricante, febbrifuga per tutti i casi di infezioni e astringente perciò calma le dissenterie. 
La manna è usata come lassativo leggero e rinfrescante intestinale. Può essere indicata soprattutto per i bambini, e adatta a quelli della primissima infanzia, per le persone molto anziane, debilitate e convalescenti, per il sapore poiché ricorda lo zucchero, e perché facilmente somministrabile, si scioglie in qualsiasi liquido non alterandone il sapore. L’azione della manna è quella di ammorbidire le feci e quindi non provoca mal di pancia ma aiuta specialmente il bambino nella defecazione. Ricordiamo non dà assuefazione ed è esente da controindicazioni.
Da ricordare anche l’uso della manna e dei suoi derivati come dolcificanti per diabetici. Dalla manna si ricava la mannite, dal sapore dolce detta anche zucchero di manna. La mannite è usata come purgante blando che agisce senza azioni secondarie moleste.


FucusTorna all'indice

Nome botanico: Fucus vesiculosus L.
Famiglia: Alghe, Fucaceae
Morfologia e Habitat:
Alga comune soprattutto nei mari del nord Europa, dove si spinge anche in riva al mare. Il corpo dell’alga detto tallo, è suddiviso in una parte che aderisce alla roccia, da ali e da una fronda che costituisce la parte più sviluppata. Le fronde sono di colore verde–brunastro molto ramificate.
Droga:
Si utilizza il tallo essiccato.
I principi attivi contenuti nella pianta sono complessi ma meritano di essere nominate le sostanze minerali (10-15%) comprendenti, arsenico, bromo, potassio ma soprattutto lo iodio. Tale viene assorbito facilmente dall’organismo umano, ed è soggetto a metabolizzazione tramite gli ormoni tiroidei
Impieghi:
Proprio per la sua composizione il fucus è stato sempre utilizzato per la cura dell’ipotiroidismo e dell’obesità; come stimolante del metabolismo basale. Le proprietà del fucus ne hanno determinato un ampio uso in prodotti dimagranti e anticellulite, promuovendo un’azione coadiuvante diuretica.
Il fucus possiede attività dimagranti essendo ricco in iodio, stimolando la tiroide ed i processi metabolici destinati a smaltire l’eccesso di grasso e di calorie e normalizzando il metabolismo nei soggetti in cui l’obesità deriva da una disfunzione tiroidea. Il fucus contiene anche acido alginico che ha lievi proprietà lassative di tipo meccaniche , che perciò assorbe acqua cento volte il suo peso, svolgendo anche un azione saziante.
ATTENZIONE! Per le stesse ragioni va posta l’attenzione nell’uso per quei pazienti con ipertiroidismo, in particolare nel caso di dosaggi che superano un assunzione media giornaliera di 150 mg di iodio.
Curiosità:
Noto anche con i nomi di “Quercia marina”, “Alga Kelp”, “Punta nera”.


GenzianaTorna all'indice

Nome botanico: Genziana lutea L.
Famiglia: Gentianaceae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea perenne di grandi dimensioni alta fino a 2m, che cresce nelle praterie di montagna, soprattutto a 1800-2000 m nell’Europa centro-meridionale.
Questa pianta è fornita di una robusta radice di colore bruno-giallastra all’esterno e giallo vivo all’interno, che presenta un odore gradevole e un sapore dapprima dolciastro ma poi subito amarissimo e persistente.
Le foglie alla base sono grandi e ovali, quelle poste sul fusto, invece, si inseriscono su questo a due a due. I fiori sono riuniti in fascetti posti all’ascella delle foglie superiori, sono grandi e con petali di colore giallo oro.
Droga:
Si usa la radice.
Impieghi:
La radice è usata come eupeptico e digestivo in medicina sin dai tempi antichi, ed anche come antipiretico, ma l’uso principale della genziana riguarda la preparazione di amari, con funzione di stimolo dell’appetito e, corroborante- tonico.
I principi amari della genziana sono utili per stimolare e bilanciare la secrezione dei succhi gastrici e biliari, la cui carenza è causa di malessere, sonnolenza, mal di capo, fermentazioni intestinali,e per aiutare, migliorando l’assimilazione del cibo, la ripresa di convalescenti e soggetti deboli e anemici.
La genziana sembra controindicata per soggetti con ulcere duodenali e gastriche, e in caso di ipertensione.
L’altra proprietà fondamentale è quella di essere un buon febbrifugo utile soprattutto per febbri malariche e intermittenti.
In liquoristica sono utilizzate le foglie o l’intera pianta, in caso anche altre specie diverse dalla lutea. In cosmetica viene utilizzato l’infuso della radice per schiarire le lentiggini e per curare la pelle grassa.
Non si registrano particolari controindicazioni,tranne l’insorgere di cefalee in soggetti sensibili alle sostanze amare. In ogni caso dosi elevate possono ostacolare la digestione e provocare vomito.
Curiosità:
La Genziana campestris dei prati è la più comune, ma soprattutto la varietà alpina, lutea, è utilizzata in farmacia e in erboristeria.


GinkgobilobaTorna all'indice

Nome botanico: Ginko biloba L.
Famiglia: Ginkoaceae
Morfologia e Habitat:
Questa pianta è stata considerata da Darwin una sorta di “fossile vivente”, poiché è l’unica specie residua di una famiglia ed un ordine risalenti al Primario. Si ritiene che la specie sia estinta allo stato naturale e sia stata preservata grazie alla coltivazione operata dai monaci cinesi, per ornamentale i luoghi di culto. Ora è diventata una delle specie ornamentali più utilizzata.
Si tratta di un elegante specie arborea caducifoglia, alta fino a 40m. E’ una specie longeva, con foglie rotondeggianti e lunghi rami a portamento slanciato. Questi ultimi si prediligono alla coltivazione ornamentale poiché non presentano ovuli maturi che sono tossici ed emanano un cattivo odore.
Droga:
E’ costituita dalle foglie caratteristiche perché hanno una forma a ventaglio con margine ondulato.
Impiego:
L’uso di questa pianta è antichissimo nell’Estremo Oriente.
Gli effetti del ginkobiloba sono rivolti verso la circolazione generale in quanto possiede un azione protettiva del sistema capillare e vascolare circolatorio e sui vasi sanguigni, un azione immunostimolante, antispasmodica ed antitrombosi.
Per queste ragioni gli impieghi riguardano le disfunzioni dell’apparato circolatorio particolarmente a livello periferico e vascolare. Infatti, i principi attivi della pianta, cioè i flavonoidi, aumentano la tolleranza dell’ischemia attraverso la protezione dei capillari dal danno ischemico; migliorano la circolazione sanguigna cerebrale poiché favoriscono l’ossigenazione delle cellule celebrali, garantendone la funzionalità; sempre attraverso questa azione migliora anche la circolazione periferica.
Agisce anche come fattore antiossidante che limita la formazione di radicali liberi, particolarmente aggressivi sui tessuti celebrali, e pertanto lo proteggono dalla degradazione. Migliora le prestazioni celebrali in casi di ridotta funzionalità nell’anziano dovuta ad una scarsa irrorazione sanguigna alle cellule celebrali ( turbe della memoria, concentrazione).
Le ricerche tossicologiche confermano che gli estratti secchi di ginkobiloba non presentano alcuna tossicità alle dosi consigliate e non si riscontrano effetti secondari.
ATTENZIONE! Per coloro i quali assumono anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici si consiglia di consultare il medico o di assumere un'altra pianta con attività simile. L’estratto di ginkgo aumenta l’effetto dei farmaci anticoagulanti, antiaggreganti piastrinici, antidepressivi, del diltiazem e della nifedipina. Esso invece riduce l’effetto dei farmaci antiepilettici, dei beta bloccanti e della nicardipina.
Curiosità:
Un esemplare di Ginkgo, ancora esistente, è sopravvissuto alle radiazioni prodotte dalla bomba atomica caduta sulla città di Hiroshima.


GinsengTorna all'indice

Nome botanico: Panax ginseng Meyer
Famiglia: Araliaceae
Morfologia e Habitat:
E’ la droga più importante della medicina orientale con un uso millenario, utilizzata soprattutto in Cina e Corea. Ha una distribuzione geografica molto limitata comprendente l’Estremo Oriente; le piante spontanee sono molto rare e quindi si è provveduto a coltivarle in Corea,Cina e Siberia.
Pianta erbacea di origine orientale; con fusto solitario alto 40-50 cm, alle cui estremità si inseriscono le foglie ognuna composta da 5 foglioline ellittiche e seghettate al margine.
Droga:
E' data dalla radice essiccata, lunga tra i 13 e i 20 cm con un aspetto cilindrico allungato con la tendenza ad incurvarsi verso il basso. La forma complessiva della radice può ricordare le fattezze di un uomo, infatti il nome ginseng in lingua cinese significa proprio piccolo uomo.
Impieghi:
Alcuni test farmacologici hanno dimostrato una duplice azione contrastante: un’azione sedativa analgesica e antistress e un’azione stimolante sul sistema nervoso centrale e dell’attività motoria.
Il ginseng viene proposto sempre solo per le sue proprietà stimolanti e antistress nel trattamento di stati di stress ed affaticamento, di anemia, nevrastenia, inappetenza, diminuita capacità di apprendimento e memorizzazione, e in convalescenza.
Il ginseng possiede un alto contenuto di principi attivi tonificanti: ginsenoidi (composti complessi, possedenti anche azione antiossidante) e vitamine del gruppo B; in questo modo agisce su tutti i sistemi fisiologici aumentandone l’attività temporaneamente e rapidamente, così da stimolare la memoria, la concentrazione, e in grado di migliorare il rendimento atletico e il benessere dell’organismo.
Questo ottimo tonico, fisico e mentale, è consigliato a tutti coloro che devono affrontare situazioni stressanti sia dal punto di vista fisico che mentale. Si consiglia l’assunzione di mattina, ma per gli sportivi anche prima dell’allenamento.
ATTENZIONE! Dosi eccessive possono portare ad agitazione ed insonnia. Sconsigliato in soggetti con ipertensione grave ed in pazienti con patologie cardiache, nei bambini al di sotto dei 12 anni, nelle
donne in gravidanza e che allattano. Si consiglia di non assumere il ginseng in modo continuo, ma effettuando cicli periodici intervallati da una sospensione temporanea del trattamento.
Curiosità:
In Corea l’utilizzo del ginseng non è solo limitato ad un uso terapeutico, ma anche in campo alimentare usato come spezia.


GlucomannanoTorna all'indice

Nome botanico: Amorphophallus konjac 
Famiglia: Araceae
Morfologia e Habitat:
Il glucomannano viene estratto dal tubero di Amorphophallus konjac, una pianta utilizzata nella cucina giapponese come agente addensante, gelificatore ed emulsionante. Originario dell'Asia orientale, è estesamente coltivato in Giappone.
Droga:
Si utilizza la radice tuberosa, dalla quale si ottiene una polvere micronizzata ,ricca di fibra, che si rigonfia  60-100 volte rispetto al suo volume.
Impieghi:
Questa pianta possiede un’ azione saziante, leggermente lassativa, e ipoglicemizzante.
E’ particolarmente utile in soggetti in sovrappeso. Infatti, è dotato di una notevole capacità di assorbire i liquidi, in presenza dei quali è in grado di aumentare il proprio volume. Questo rigonfiamento è massimo in ambiente acido, e pertanto è assai utile per la sua azione saziante di tipo meccanico a livello dello stomaco, dove predomina un ambiente fortemente acido.
Può essere utile anche  come lassativo, in quanto la massa mucillaginosa formata dal glucomannano arriva all’intestino dove esercita un’azione lassativa di tipo meccanico, massaggiando le pareti dell'intestino e stimolando in tal modo l’evacuazione.
L’assunzione di glucomannano  prima dei pasti, con abbondante acqua, favorisce il conseguimento della sazietà, che si traduce in minor appetito, e quindi una minore assunzione di cibo. Riducendo l’assorbimento dei grassi e di colesterolo si riducono anche le calorie acquisite.
La medicina popolare indica il glucomannano come una sostanza utile nel trattamento di colesterolo, diabete, obesità, costipazione e patologie tipo la colite.
IMPORTANTE! Tutte le fibre per essere funzionali ed esercitare le loro proprietà, necessitano l’ assunzione di una grande quantità di acqua.


Gramigna Torna all'indice

Nome botanico: Agropyrum repens
DESCRIZIONE
Della famiglia delle Graminacee, la gramigna è una pianta comunissima. Viene considerata una vera e propria calamità in quanto ha radici tenaci e si propaga facilmente, nuocendo ai campi coltivati. Si utilizza il rizoma che si raccoglie in primavera o a fine estate.
UTILIZZO
La gramigna è anche preziosa e umile. Infatti, oltre a costituire un ottimo nutrimento per il bestiame, essa svolge un'efficace azione diuretica, depurativa, decongestionante ed emolliente. Il decotto di gramigna risulta utile contro le comuni malattie dei bambini.
CURIOSITA'
La gramigna che si aggrappa al suolo e non si lascia strappare è un simbolo della terra natale. Sulla gramigna giuravano i messaggeri di pace.


GuarTorna all'indice

Nome botanico: Cyamopsis tetragonolobus
Famiglia: Leguminoseae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea annuale di origine indiana, ma coltivata anche in diverse altre parti del mondo. Alta non più di due metri, produce frutti, baccelli, contenenti 5-9 semi dai quali si ricava la famosa gomma di guar.
Droga:
Si utilizzano i semi, che vengono fatti essiccare, poi sbucciati e quindi macinati. Il risultato di questo processo di lavorazione è una polvere idrosolubile, di colore bianco-avorio e commercializzata con il nome di gomma o farina di guar.
Impieghi:
Essendo una fibra solubile, ha le proprietà di assorbire i liquidi e rigonfiarsi, formando soluzioni particolarmente vischiose. Queste caratteristiche ne fanno un ottimo agente addensante e gelificante utilizzato in ambito cosmetico e in ambito alimentare.
In erboristeria viene utilizzata per le sue proprietà ipoglicemizzanti , grazie alla sua capacità di regolarizzare l'indice glicemico del pasto, rallentando e riducendo l'assorbimento dei glucidi; per questo motivo rappresenta un complemento utilissimo nell'alimentazione dei diabetici.
La gomma di guar è indicata anche per chi soffre di colesterolo alto, vista la sua capacità di abbassare i livelli ematici delle LDL. Infatti, riduce l’assimilazione dei glucidi lipidici a livello intestinale. L’assunzione della farina di guar prima dei pasti favorisce il conseguimento del senso di sazietà, che si traduce in un minor appetito e quindi in una minore assunzione del cibo.
Proprio per queste proprietà viene utilizzata nell'ambito di diete globalmente finalizzate al controllo o alla riduzione del peso corporeo. Infine, se accompagnata da abbondanti quantità d'acqua, la gomma di guar può rivelarsi un complemento utile anche nella cura della stitichezza.
IMPORTANTE! Tutte le fibre per essere funzionali ed esercitare le loro proprietà, necessitano l’ assunzione di una grande quantità di acqua.


GuaranàTorna all'indice

Nome botanico: Paullinia cupana var. sorbilis Martins
Famiglia: Sapindacee
Morfologia e Habitat:
Pianta rampicante spontanea o coltivata nel bacino settentrionale del Rio delle Amazzoni. Le foglie sono ovali e di grandi dimensioni a loro volta formate da altre 6 foglioline anche loro ovali.
Droga:
Si utilizzano i semi triturati che forniscono una pasta essiccata di colore bruno. Impieghi:
Si trova in commercio sotto forma di cilindri dal sapore amaro astringente, contenenti caffeina , che conferisce alla droga proprietà stimolanti e tonificanti. Vi è anche una forte quantità di tannini (principi attivi), i quali stimolano la secrezione di adrenalina , che incrementa il consumo calorico dell’organismo permettendo di affrontare situazioni stressanti e per questo ne viene delineato un uso nelle cure dimagranti. A differenza del caffè, che manifesta la sua azione in breve tempo e con il massimo degli effetti, il guaranà possiede un’azione più “dolce” e duratura nel tempo, in quanto la caffeina è legata a sostanze, che ne consentono un rilascio prolungato nel tempo.
Quindi il guaranà è utile in tutti quei stati di affaticamento, nell’astenia, nella depressione e nella mancanza di appetito poiché previene disturbi gastrointestinali come dispepsia, flautolenza e diarree. Stimola le funzioni cerebrali, favorisce l’attività intellettuale e del cuore, non provoca insonnia o agitazione.


IpericoTorna all'indice

Nome botanico: Hypericum perforatum L.
Famiglia: Hypericaceae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea vivace alta fino a 60 cm, molto comune nei campi tanto da essere considerata dai contadini un’infestante. La pianta è abbondantemente ramificata in alto ed i fusti sono cilindrici, con foglie opposte caratterizzate da un punteggiatura traslucida. L’infiorescenza è formata da numerosi fiori giallo-dorati lucenti con un caratteristico odore.
Droga:
Si usano le sommità fiorite essiccate all’ombra, raccolte alla fioritura e costituite da fiori, foglie e pezzi di fusto.
Impieghi:
L’iperico trova valide applicazioni per uso esterno, soprattutto come olio, per le proprietà cicatrizzanti e detergenti per purificare piaghe,ferite ed ustioni anche come antiinfiammatorio.
Nel settore cosmetico si usa come protettore dai raggi solari, astringente per pelli delicate e arrossate, tonificante per pelli stanche. Va ricordato che l’ipericina, il principio attivo, è foto sensibilizzante e comporta effetti negativi soprattutto per dosi eccessive e per persone dalla carnagione chiara.
ATTENZIONE ! Perciò è bene non utilizzarlo nei periodi in cui ci si espone al sole.
Per quanto riguarda l’uso interno, questo riguarda l’azione astringente, digestiva, antispasmodica e ipotensivo , contro i reumatismi e la gotta. Per la proprietà digestiva e aromatica viene utilizzato nel settore liquoristico.
Negli ultimi anni, numerosi studi clinici hanno focalizzato una spiccata attività antidepressiva dell’iperico garantendo un effetto sedativo e ansiolitico e perciò viene utilizzato per curare le forme di depressione nervosa e per tutti quegli stati d’animo caratterizzati da affaticamento fisico e mentale, difficoltà di concentrazione, perdita di interesse nelle attività consuete.
Curiosità:
Conosciuto anche con il nome “Erba di San Giovanni”.


Ippocastano Torna all'indice

Nome botanico: Aesculus hippocastanum L
DESCRIZIONE
L'ippocastano fiorisce tra Aprile e Maggio. In piena estate si raccolgono le foglie, in autunno e primavera la corteccia dei rami giovani, a Settembre i semi e i frutti. UTILIZZO
La corteccia dei rami giovani ha proprietà febbrifughe e coadiuvanti la funzione circolatoria. In decotto, la corteccia contribuisce ad alleviare gli effetti della dissenteria. Le foglie sono invece espettoranti e possono essere anche utilizzate, in unguento, come coadiuvanti il trattamento di emorroidi, varici, stati infiammatori e contusioni. In decotto, invece, le foglie hanno effetti benefici in caso di tosse. La scorza e la corteccia dei frutti sono tossiche e non vanno utilizzate.
CURIOSITA'
L'ippocastano, dal greco ippos (cavallo) e kàstanon (castagna), fu portato in Europa dai turchi e deve il nome alla capacità dei suoi frutti di curare la tosse nei cavalli.


Issopo Torna all'indice

Nome botanico: Hyssopus officinalis
DESCRIZIONE
Pianta delle Labiate, nota per le sue qualità aromatiche e medicinali. Le sommità fiorite si raccolgono all'inizio dell'estate e contengono un olio essenziale molto utilizzato nell'industria dei profumi.
UTILIZZO
In infuso è utile per sedare la tosse e gli attacchi di asma. E' un ottimo coadiuvante, inoltre, per il trattamento del catarro  e delle malattie da raffreddamento. L'Issopo favorisce anche la digestione, attraverso la stimolazione dei succhi gastrici, ed elimina i gas intestinali.
CURIOSITA'
Il nome botanico deriva dall'ebraico Esobh, che significa Erba sacra. Gli ebrei, infatti, utilizzavano l'Issopo per le abluzioni. Re Salomone lo utilizzava insieme al legno di cedro per aspergersi e tenere così lontana la lebbra.


LavandaTorna all'indice

Nome botanico: specie del genere Lavandula
Famiglia: Labiateae
Morfologia e Habitat:
Il genere lavanda comprende 28 specie, tra cui Lavandula officinalis e L. latifolia delle zone temperate e degli ibridi che prendono il nome di lavanda-lavandino. Sono piante a base legnosa bruna da cui si sviluppano numerosi fusti erbacei, alti fino a 70 cm con un forma quadrangolare e grigio-pubescenti, con foglie piccole lineari. Caratteristici e ben famosi i fiori violetti per il loro odore intenso, posti in una infiorescenza al termine di ogni fusto che nella sua parte superiore manca di foglie. Si tratta di una specie tipica della regione mediterranea, sia coltivata che spontanea.
Gli ibridi sono soggetti a maggiore coltivazione per il rendimento maggiore di essenza, si riconoscono poiché presentano delle infiorescenze secondarie inserite nello stelo. Tra gli ibridi più importanti si considerano quelli di origine francese.
Droga:
E’ data dai fiori essiccati , dai quali si estrae un’essenza odorosa molto pregiata.
Importante è l’epoca di fioritura: per i preparati erboristici i fiori vanno raccolti all’inizio della fioritura; per i preparati cosmetici e profumieri i fiori vanno raccolti nell’epoca di massima fioritura.
Impieghi:
Le sue proprietà sono antisettiche,bechiche,sedative,purificanti,antispasmodiche e vasodilatatrici.
Per uso esterno,i fiori di lavanda, purificano la pelle, perciò utili per pelli grasse e acneiche, favoriscono la cicatrizzazione di piaghe e ferite, e stimolano la circolazione superficiale in genere e soprattutto quella del cuoio capelluto. Sempre per uso esterno la lavanda è utile per purificare l’alito e la bocca mediante sciacqui e gargarismi come antalgico. Per uso interno, i fiori di lavanda, sono sedativi in casi di irritazione nevralgica (stati di agitazione e insonnia); sono anche antinevralgici nei dolori muscolari ed artritici, e antispasmodici, calmando mal di testa, crampi intestinali, nausea e vomito. Alla lavanda sono riconosciute anche le proprietà di sedare la tosse, favorire l’espettorazione, attenuare gli eccessi di asma.
In forma di tisana la lavanda fluidifica la bile e aiuta l’intestino.
Curiosità:
Bagni di lavanda calmano i bambini oppure poche gocce su un fazzoletto posto vicino nel letto del bambino lo aiutano a rilassarsi e le inalazioni aiutano a guarire rapidamente da raffreddori.


Lichene d'IslandaTorna all'indice

Nome botanico: Cetraria islandica L.
Famiglia: Parmaliaceae
Morfologia e Habitat:
E’ un lichene che vive sul terreno o sulla corteccia degli alberi, ha l’aspetto di un piccolo cespuglio, alto al massimo 10 cm. Nei licheni non si parla di foglie ma di corpo vegetativo lucente e ramificato che è costituito da lamine verticali di colore brunastre-verde oliva nella parte superiore ossia quella esposta alla luce, quella inferiore invece presenta macchie bianche.
Il lichene islandico cresce dalla zona montana a quella subalpina; si trova nei boschi, in special modo in quelli di conifere,ma anche su rocce.
Droga:
Si utilizza tutta la pianta essiccata.
Impieghi:
E’ una pianta che possiede proprietà spiccate antimicrobiche, tuttavia non tutte le proprietà del lichene islandico possono essere sfruttate. Tale possiede anche un’azione tossifuga che ne fa un utilizzo come espettorante nelle tossi e come emolliente sulle mucose irritate, prevenendo la secchezza e l’irritazione della cavità orale. Ricco di mucillagini ha un buon effetto lenitivo sulle pareti intestinali irritate e può fungere da antiemetico e antidiarroico.
Per uso esterno può essere usato per pustole, foruncoli, acne e come disinfettante di emergenza su piaghe e ferite.
ATTENZIONE! Controindicazioni: si sconsiglia l’uso in soggetti con ulcere gastro-duodenali e intestinali, e per chi ha avuto interventi sul tubo digerente.
Curiosità:
Nei paesi nordici il lichene islandico, dopo trattamenti atti a eliminare le sostanze medicamentose, viene utilizzato come alimento.


LiquiriziaTorna all'indice

Nome botanico: Glycyrrhiza glabra L.
Famiglia: Leguminoseae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea perenne con una grossa radice da cui si sviluppano stoloni lunghi fino a 2m. Le radici e il fusto hanno la corteccia marrone e l’interno di colore giallo dal gusto dolciastro. I fusti, alti fino a un metro, sono semplici o ramificati solo in alto. Le foglie sono composte da quattro a otto paia di foglioline e da una terminale, sono ovali con la base arrotondata e l’apice terminato da una punta; la superficie è punteggiata da numerose ghiandole che la rendono attaccaticcia. I fiori sono di colore azzurro-violetto e riuniti all’ascella delle foglie. Questa pianta è originaria dell’Oriente, ma comune nella regione mediterranea e coltivata in Italia, soprattutto nelle regioni meridionali.
Droga:
E’ costituita dalla radice essiccata.
Impieghi:
La liquirizia è un componente, dissetante ed emolliente , per pasticche e caramelle, dolcificante ed esaltante il sapore dei dolci, alimenti e preparati dietetici, aromatizzante per liquori, bevande, tabacco.
Per uso interno la liquerizia è sfruttata come sedativo della tosse ed espettorante, specialmente in preparazioni destinate ai bambini, come antispasmodico e antiinfiammatorio coadiuvante i processi digestivi, per i bruciori di stomaco e le gastriti. Infatti, questa pianta è utile nel trattamento di ulcere svolgendo un’utile protezione gastrica: stimola le cellule dello stomaco a secernere muco gastrico ( grazie alla glicirrizina uno dei suoi principi attivi).
Si attribuisce alla liquerizia anche un’azione lassativa , possiede un buon potere emulsionante sfruttato in caso di stipsi.
Per uso esterno la radice di liquerizia è un buon emolliente e antiinfiammatorio della bocca e delle gengive, calma le irritazioni della gola dei fumatori, e schiarisce la voce, migliorando l’alito.
Sulla pelle comunque la liquerizia esercita un effetto lenitivo e normalizzante.
IMPORTANTE! Le indicazioni per gli effetti collaterali, sono oggetto di ampio dibattito. In generale, l’assunzione di dosi elevate, possono esporre all’ipertensione arteriosa con abbassamento e perdita di potassio sanguigno , la ritenzione di acqua e minerali, con conseguenti stati di ipertensione e disturbi cardiaci. Ovvero, causando una diminuzione della forza muscolare e modifiche dell’elettrocardiogramma. Nel caso di assunzioni per periodi piuttosto lunghi (5-6 settimane) si può sopperire con un alimentazione ricca di potassio. L’uso comune come correttore del sapore in tisane ed altri preparati, non eccede mai la dose giornaliera di 100 mg di glicirizzina ( principio attivo) e perciò non induce agli effetti secondari sopra citati.


Luppolo Torna all'indice

Nome botanico: Humulus lupulus
DESCRIZIONE
Pianta erbacea delle Cannabacee, Le infiorescenze femminili si raccolgono in Agosto-Settembre recidendole alla base, senza il peduncolo.
UTILIZZO
Il luppolo è noto per il suo impiego nella preparazione della birra, di cui aiuta anche la conservazione. Dalle brattee fruttifere, infatti, si estrae una polvere amara e aromatica utilizzata per la fabbricazione della famosa bevanda. Il luppolo viane anche utilizzato talvolta in amari in quanto aiuta la digestione e allevia i disturbi gastrici. In infuso è anche un blando sedativo, concilia il sonno e allevia gli stati ansiosi. Il luppolo viene anche impiegato per tonificare e rinvigorire le pelli rugose e spente.
CURIOSITA'
Qualcuno afferma che il nome Luppolo sia un diminutivo di lupus, ossia lupo, in quanto tale pianta soffoca gli alberelli su cui si arrampica.


Malva Torna all'indice

Nome botanico: Malva sylvestris
DESCRIZIONE
Pianta erbacea delle Malvacee, la malva presenta fiori di colre tra il lilla e il rosa. Tanto le foglie quanto i fiori si raccolgono in estate.
UTILIZZO
La malva viene utilizzata in medicina come emolliente (dal greco malackòs, ossia mitigare). In tisana ha funzioni espettoranti, in infuso è utile contro stomatiti, afte e ascessi dentari, in decotto aggiunto all'acqua si ottengono bagni idratanti.
CURIOSITA'
Le foglie di malva strofinate sui denti li puliscono in modo sorprendente.


MelissaTorna all'indice

Nome botanico: Melissa officinalis L.
Famiglia: Labiateae
Morfologia e Habitat:
Erba perenne comune nei boschi ed in luoghi freschi ed ombrosi. Possiede una radice ramificata dalla quale si sviluppano i fusti, alti fino ad un metro, con numerosi rami a sezione quadrangolare. Le foglie sono opposte a due a due, ovali e con la base ristretta a cuneo; l’apice è acuto e il margine è dentato. La superficie è reticolato-rugosa e variamente pelosa. I fiori sono piuttosto grandi di colore bianco, a volte maculati di rosa. La melissa si riconosce facilmente per il forte odore di limone che si percepisce appena si tocca la pianta e per le belle foglie verdi lucenti ed i fiori abbondanti bianchi.
Droga:
Si usano le parti aeree della pianta. L’odore caratteristico di limone permane anche nella droga essiccata ed è dovuto dalla presenza di un olio essenziale.
Impieghi:
L’uso antico della melissa è legato alla cosiddetta “acqua di melissa dei Carmelitani”, che veniva usata per svariate forme nervose quali l’isterismi,l’epilessia, gli svenimenti, vertigini e che vedeva tra i suoi componenti non solo la melissa ma altre piante medicinali e spezie.
La melissa ha proprietà antispasmodiche sfruttate sia per emicranie e nevralgie, sia per dolori spastici intestinali, mestruazioni irregolari e dolorose e per mal di denti e mal di orecchie. Essa ha proprietà stomachiche, digestive, antifermentative = carminative e coleretiche.
La ritroviamo in uso nei calmanti per disturbi neurovegetativi e sindromi ansiose, inclusi disturbi del sonno. Nei preparati viene sempre associata ad altre piante medicinali per esaltarne l’attività. Per uso esterno ha proprietà cicatrizzanti,astringenti e antimicrobiche. Mediante frizioni è usata per sedare dolori reumatici e nevralgici. Per usi esterni in cataplasmi è utile in caso di crampi e punture d’insetto. L’essenza è impiegata nel campo dell’industria profumiera.
ATTENZIONE! L’uso della melissa è controindicato a quelle persone affette da glaucoma, in quanto esperimenti hanno evidenziato un aumento della pressione oculare.
Curiosità:
Conosciuta anche con il nome di “Erba citronella” o “Limoncella”. Le foglie servono a profumare minestre,insalate,ragù e sono utilizzate ,a volte, nelle marinate di acciughe e di anguille.


MentaTorna all'indice

Nome botanico: Mentha piperita L.
Famiglia: Labiateae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea comune alta circa 60 cm. Al genere menta appartengono molte specie ed ibridi derivati. Questa pianta possiede un fusto eretto di colore scuro con sezione quadrangolare. Le foglie opposte sono da ovali-allungate a lanceolate, ristrette alla base e acuminate all’apice, con margine dentato, lunghe 3-9 cm, di colore verde scuro con nervature sulla superficie rossicce o violacee nella qualità più pregiata. I fiori sono raggruppati e piuttosto piccoli.
La Menta piperita sembra sia derivata da un incrocio naturale tra la Mentha aquatica e la virdis. Si rinviene specialmente al nord ed è ampiamente coltivata per la produzione dell’olio essenziale.
Droga:
Si utilizzano le foglie e le sommità fiorite essiccate.
Impieghi:
Sono riportate proprietà antibatteriche, sedative, antispasmodiche,, antifermentative, carminative e colagoghe. L’azione spasmolitica si esplica direttamente sul muscolo dell’intestino, con ottimi risultati per patologie del colon. Per quanto riguarda l’azione sulle vie respiratorie, si riportano quella secretoria nei riguardi dei bronchi e quella decongestionante del naso. Per l’uso esterno è utile in casi di disturbi nevralgici per la blanda azione analgesica e antipruriginosa sulle mucose e sulla cute in relazione con il senso di freddo che deriva dalla sua azione sulle terminazioni nervose superficiali; e in caso di flogosi delle vie aeree superiori(raffreddori e sinusiti) viene utilizzata per purificare e decongestionare. Importante anche l’impiego nelle gastriti acute, specialmente se complicate da colecistopatie e fermentazione intestinale. Particolare l’azione antisettica e rinfrescante, che ne determina un largo uso nell’industria alimentare e cosmetica.
Non ci sono controindicazioni anche per usi prolungati, tranne il caso in cui ci siano presenti calcoli biliari. Va anche considerata l’ipersensibilità del soggetto all’essenza e quindi va evitata ai neonati e infanti.
Curiosità:
Per infusione leggera la menta calma e assopisce il dolore. A forti dosi ( 10 pizzichi per litro) è usata come tonico nervoso e stimolante dell’apparato digestivo, poiché calma i mali di stomaco, le crisi di vomito e di aerofagia. 
Per combattere l’impotenza, la frigidità e favorire l’armonia coniugale, preparate il seguente infuso: 2 pizzichi di menta, 1 pizzico di santoreggia per una tazza d’acqua bollente.


MirtilloTorna all'indice

Nome botanico: Vaccinium myrtillus L.
Famiglia: Ericaceae
Morfologia e Habitat:
E’un piccolo arbusto , alto 20-30 cm, con una radice serpeggiante dalla quale si elevano numerosi fusti ramificati. Le foglie sono ovali o ellittiche con la base arrotondata e l’apice acuto, il margine è dentellato ( le altre specie di mirtillo lo hanno invece intero); la superficie è completamente glabra. Le foglie in autunno assumono colorazione rossastra rendendosi evidenti nel paesaggio. I fiorellini sono a forma di campanella di colore verdognolo rossiccio. Questa pianta è comune nella zona montana e submontana, è frequente nelle Alpi, nell’Appennino fino all’Abruzzo; si trova in boschi e nei sottoboschi.
Droga:
E’ data dalle foglie e i frutti, che sono bacche carnose blu-violacee tendente al nero con la superficie esterna ricoperta da uno strato di pruina; la parte interna più chiara contiene numerosi semi bruni di forma semilunare.
Impieghi:
I frutti del mirtillo hanno proprietà rinfrescanti, toniche, astringenti e antisettiche, sono quindi indicate in casi di dissenteria, stomatiti e infezioni urinarie come per cistiti. Inoltre, sono ottimi ipoglicemizzanti e per il trattamento di affezioni varie da quelle gastrointestinali a quelle delle vie respiratorie.
Questa pianta ha inoltre buone proprietà protettrici vasali, e per questo viene indicata per prevenire la fragilità capillare e così attenuare la sensazione di gambe pesanti e i problemi emorroidali. Gli antocianosidi (principi attivi) aumentano la resistenza capillare riducendone la permeabilità e favorendo i processi riparativi dei capillari alterati. Gli antocianosidi agiscono anche sugli enzimi della retina e sui pigmenti retinici, migliorando la qualità della visione, in particolare in caso di adattamento all’oscurità.
Per uso esterno i mirtilli sono validissimi astringenti e antinfiammatori per il mal di gola, raffreddore, le irritazioni e la fragilità delle gengive, i disturbi emorroidali e altri stati infiammatori della pelle legati a forme microbiche o disturbi vasali.
Generalmente si usa l’estratto per via orale in caso di fragilità capillare, e per i disturbi visivi.
Il mirtillo nero non è da confondere con il mirtillo rosso ( Vaccinium vitis ideae) poiché le bacche sono rosse e hanno una distribuzione a quote più elevate.
ATTENZIONE! Controindicazioni: si consiglia di evitare l’assunzione per quei soggetti che fanno uso di anticoagulanti e antipiastrinici.
Curiosità:
I piloti della RAF durante la Seconda Guerra Mondiale in caso di bombardamenti notturni, assumevano il mirtillo, sfruttando le sue proprietà nel migliorare l’adattamento della vista all’oscurità.


No Pal - Fico d'IndiaTorna all'indice

Nome botanico: Opuntia ficus-indica (L.) Miller
Famiglia: dei cactus, Cacatceae
Morfologia e Habitat:
Pianta grassa tipica del Centro America, soprattutto del Messico. Era considerata pianta sacra dagli Atzechi che la utilizzavano nel corso di cerimonie sacre. È un arbusto o talvolta un piccolo albero alto fino a 2-3 m e formato da cladodi, rami trasformati in pale appiattite con la superficie ricoperte di spine giallastre. I fiori di colore giallo brillante sono inseriti sull’apice dei cladodi. I frutti sono anche loro provvisti di spine,presentano un colore, sia esterno che interno delle polpa, che va dal giallo al rossastro.
Droga:
Si utilizza il succo che deriva dai cladodi, e i fiori.
Impieghi:
La medicina tradizionale messicana utilizza il succo come bevanda diuretica e lassativa, ricca di minerali e vitamine.
La fibra che viene estratta dal cactus è in grado di intrappolare le molecole di grasso e inibire l’assorbimento di queste da parte dell’intestino, riducendo anche l’assorbimento degli zuccheri. Perciò la pianta agisce con un azione ipolglicemizzante e dimagrante. Per queste proprietà ritroviamo la pianta in numerosi prodotti utili nel ridurre l’assunzione delle calorie , limitare l’assorbimenti di grassi e perciò utili anche in una dieta ipocalorica. Ricordiamo che essendo una fibra, in presenza di acqua si rigonfia e induce ad avere un senso di sazietà che porta ad una riduzione dell’appetito e ad una diminuzione dei fenomeni di stipsi, spesso legati alle diete dimagranti.
IMPORTANTE! Tutte le fibre per essere funzionali ed esercitare le loro proprietà, necessitano l’ assunzione di una grande quantità di acqua.
Curiosità:
Conosciuto anche con il nome di “Opunzia”o “Cactus nopal”. In Messico il nopal o fico d’india è comunemente usato in cucina.


OlivoTorna all'indice

Nome botanico: Olea europea L.
Famiglia: Oleaceae
Morfologia e Habitat:
Albero sempreverde, ad accrescimento molto lento e molto longevo, che può raggiungere i 10 m d’altezza; nella forma spontanea spinoso mentre in quella coltivata assume forme più tondeggianti. Le foglie sono ovali lanceolate; la superficie superiore è verde scura e quasi lucida, quella inferiore è argentea; il margine è intero e la consistenza coriacea. I fiori sono piccoli, biancastri, raccolti in grappoli. Il frutto carnoso di colore variabile da verde a rossastro a nero possiede una polpa carnoso-oleosa con all’interno un nocciolo ellittico. L’olivo è originario dell’Asia Minore, fu conosciuto ed importato dai Greci nel loro paese, da cui si diffuse in tutto il bacino mediterraneo.
Droga:
Si utilizzano a scopi medicamentosi le foglie e la corteccia. In campo alimentare viene apprezzato ,invece, il frutto da cui si ricava l’olio extravergine d’oliva.
Impieghi:
L’olio di oliva ha un alto potere nutritivo, completamente digeribile e usato per cucinare; inoltre, è un efficace e blando lassativo, ma si consiglia di non farne un uso eccessivo. Lo stesso olio è emolliente per uso esterno utile ad ammorbidire la pelle , le croste degli eczemi ed utile se emulsionato con acqua come lenitivo per gli eritemi solari perciò lo ritroviamo nella composizione di molti unguenti e cosmetici; inoltre, è un antidoto agli avvelenamenti da sostanze irritanti l’intestino.
Le foglie dell’olivo sono note come febbrifughe, astringenti, e hanno anche un’azione ipoglicemizzante e una ipotensiva, che abbassa la pressione massima e tende ad equilibrare la minima entro i limiti fisiologici.
Per uso esterno le foglie favoriscono la cicatrizzazione, proteggono e tonificano i vasi capillari, leniscono le emorroidi infiammate. Anche la corteccia ha proprietà febbrifughe ed antinevralgiche.
Curiosità:
Una dose di estratto alcolico, corrisponde a 13,5 g di foglie, iniettata per via sottocutanea a un coniglio provoca un abbassamento della glicemia del 25% in 2 ore e mezzo. (L. Binet)


PapaiaTorna all'indice

Nome botanico: Carica papaia L.
Famiglia: Caricaceae
Morfologia e Habitat:
Piccolo albero tropicale alto non più di 10 m con tronco carnoso non ramificato, molto simile a quello delle palme , che porta all’apice un gruppo di foglie palmate. Tutta la pianta presenta tessuti laticiferi. Originaria delle Molucche, è coltivata in tutte le regioni tropicali dove esiste in diverse varietà e prende anche diversi nomi nei diversi paesi dove viene coltivata.
Droga:
E’ rappresentata dal frutto, una grossa bacca arrotondata che pesa fino a 9-11 kg. A maturità è di colore verde-giallastro e presenta semi neri ricoperti di mucillagine. Il frutto è ricco di vitamina A,B e C. Dai frutti maturi si ricava, per incisione, il lattice da cui si ottiene la papaina (principio attivo) detta anche pepsina vegetale che possiede una forte attività proteolitica.
Impieghi:
La papaina è utilizzata nelle insufficienze gastriche e duodenali, come succedaneo dei fermenti gastrici per le sue proprietà digestive infatti agisce da fermento in ambienti acido trasformando le materie albuminose in peptoni e agendo sui grassi. Trova utilizzo perciò nelle ipocloridrie o fermentazioni gastriche e nelle fermentazioni intestinali. I semi sono antielmintici, febbrifughi,carminativi. Come enzima proteolitico la papaina è utilizzata nell’industria alimentare per rendere tenera la carne e renderla più digeribile, e per chiarificare le bevande come la birra. Curiosità:
Grazie a questo fermento proteolitico la papaia è stata utile per numerosi soggetti che soffrono per di ernia del disco,infatti questa viene impiegata tramite iniezioni nel disco intervertebrale responsabile dei dolori e utilizzando lo stesso criterio per intenerire la carne, scioglie il nucleo che comprime i nervi. L’efficacia di questo metodo è vicina a quella del trattamento chirurgico.


Papavero rossoTorna all'indice

Nome botanico: Papaver Rhoeas L.
Famiglia: Papaveraceae
Morfologia e Habitat:
E’ il nostro comune papavero dei campi. Presenta un fusto esile e foglie dentate vellutate profondamente divise in segmenti. I fiori vistosi per i petali di colore rosso vivo e il frutto è dato da una capsula contenente i semi. C’è chi lo vuole originario della Turchia o della Bulgaria ma sono stati ritrovati fiori anche nelle tombe egizie; i greci ne mangiavano le foglie ad insalata, usanza che si è mantenuta in Italia fino al ‘500.
Tutta la pianta contiene una certa quantità di lattice, diverso da quello contenuto nel papavero da oppio, perciò non possiede azione allucinogena.
Droga:
Si utilizzano i petali e i semi.
Impieghi:
I petali del papavero vengono utilizzati per l’azione sedativa, nota in medicina popolare e ritrovata in sciroppi per facilitare il sonno dei bambini. Nota l’azione espettorante, infatti ritroviamo questa pianta in preparati utili per combattere i disturbi respiratori, come angine, bronchiti, tossi ribelli, pertosse,asma e polmoniti. I semi sono considerati lievi narcotici,sudoriferi,espettoranti e calmanti.
Curiosità:
Noto anche con il nome di “rosolaccio” o “papavero selvatico”.
L’intenso colore rosso nei petali, è dovuto alla presenza di antociani, sostanze che in passato venivano sfruttate dalle donne per truccare le labbra e le guance.


PassifloraTorna all'indice

Nome botanico: Passiflora incarnata L.
Famiglia: Passifloreaceae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea perenne rampicante molto ramificata,appartenente ad un genere soprattutto famoso per l’uso ornamentale. Tale prende il nome da quella che è certamente la parte più bella, il fiore, tra i più complessi e suggestivi che si conoscano. I fiori solitari molto caratteristici sono grandi,belli e colorati molto complessa la descrizione. Il frutto è una bacca carnosa, ovale, di colore rosso-brunastro, contenente numerosi semi appiattiti.
Droga:
E’ costituita dalla parte aerea fresca e dalle foglie.
Impieghi:
Le foglie e avvolte i fiori secchi, sono usati in infuso per l’azione sedativa, ed antispasmodica. Usata quindi come calmante,antinevrotico, antispasmodico utile contro l’insonnia, i disturbi della menopausa e nevralgie varie come angosce, isteria, palpitazioni. È una droga ben tollerata senza dare effetti secondari depressivi. Generalmente viene impiegata in associazione con altre droghe ad attività simile , quali biancospino, valeriana ecc. Importante anche l’impiego per il trattamento di bambini ipercinetici, e anoressici.


PiantaggineTorna all'indice

Nome botanico: Plantago maior L.
Famiglia: Plantaginaceae
Morfologia e Habitat: Pianta erbacea perenne, che non possiede fusto ma ha solo uno o più scapi senza foglie alti fino a 30 cm che portano al loro apice l’infiorescenza. Le foglie sono ovali, ellittiche più o meno erette. I fiori di colore rossiccio o bruno chiaro, sono riuniti in una infiorescenza a spiga. Il frutto è una piccola capsula ovale-oblunga contente dai 6 ai 18 semi neri con la superficie rugosa. Viene coltivata in Europa, Asia, Africa settentrionale, Etiopia. In Italia è piuttosto comune allo stato spontaneo, soprattutto nei luoghi erbosi di pianura e bassa montagna.
Droga:
E’ data dalle foglie e dai semi.
Impieghi:
La pianta possiede un’azione : emolliente, rinfrescante, antiinfiammatoria, astringente, depurativa, rinfrescante e diuretica. I suoi utilizzi riguardano soprattutto il trattamento sedativo ed anticatarrale delle infiammazioni delle vie respiratorie in preparati come macerati, estratti fluidi, sciroppi e tisane, poiché espettorante dei catarri bronchiali, lenisce il mal di gola e le infiammazioni delle mucose orali, esercitando un’azione antiinfiammatoria utile per casi di tracheiti e gengiviti. La piantaggine è utilizzata anche per le sue proprietà antiallergiche ed antimicrobiche, che esercitano sulle vie respiratorie un’azione lenitiva.
Nella tradizione viene fatto anche un uso esterno delle foglie per cataplasmi utili nel curare ulcere e piaghe, come antinfiammatorio in bagni oculari e gargarismi,nonché quello del decotto per le infiammazioni dell’intestino per la sua azione astringente e decongestionante. L’azione emolliente delle foglie la vede utile per il trattamento di eczemi e pruriti.
Gli estratti di piantaggine possiedono spiccate proprietà idratanti cutanee e vengono impiegate in maschere e creme per normalizzare le pelli secche e parzialmente disidratate.
Curiosità:
Gli antichi narravano che le donnole,prima di iniziare la lotta con le vipere,si rotolavano fra le foglie di piantaggine per immunizzarsi.
Alcuni autori ritengono che il nome possa derivare dal termine latino "planta" per la somiglianza delle foglie con la pianta del piede. Le foglie giovani si possono mangiare in insalata.


PilosellaTorna all'indice

Nome botanico: Hieracium pilosella L.
Famiglia: Compositeae
Morfologia e Habitat:
E’ una pianta erbacea perenne con una radice strisciante da cui nascono le foglie basali, sdraiate sul terreno e con forma lanceolata e margine intero, la superficie superiore è verde e ha alcuni peli setosi lunghi, quella inferiore è grigiastra. Dalla radice si erigono anche diversi steli alti dai 10 ai 30 cm. I fiori riuniti tutti in un capolino singolo all’apice dello stelo,sono di colore giallo.
Questa pianta cresce dal mare alla regione alpina di tutta Italia, è frequente nei luoghi erbosi, ma si trova anche nei boschi.
Droga:
Si utilizza la porzione aerea della pianta.
Impieghi:
La pilosella è un efficace diuretico, utile a favorire,assieme all’acqua in eccesso, l’eliminazione dei cloruri e acido urico, viene perciò reputata utile ai nefritici, ai cardiaci, ai gottosi e alle persone influenzate.
Per uso esterno la pianta esercita una buona azione astringente e antinfiammatoria su foruncoli, desquamazioni, lievi scottature; è inoltre usata come presidio di emergenza su piccole ferite e abrasioni. Attenzione! Non induce alcun effetto indesiderato. Si consiglia di non assumerla di sera per evitare di svegliarsi per urinare.
Curiosità:
Usata in veterinaria induce l’aborto epizotico dei bovini.


Pino Marittimo Torna all'indice

Nome botanico: Pinus pinaster
DESCRIZIONE
Pianta della famiglia delle Pinacee, il Pino Marittimo cresce sulle coste. Si caratterizza per i suoi famosi aghi e per il tipico profumo. 
UTILIZZO
Sono note le proprietà benefiche sull'apparato respiratorio. L'olio essenziale di Pino Marittimo purifica l'aria, lenisce i disturbi respiratori e disinfetta l'apparato respiratorio.
CURIOSITA'
Un rimedio antico per il trattamento della gola infiammata: bollire 2 pigne non secche spezzettate in mezzo litro di acqua e con il decotto fare 3 gargarismi al giorno.


Pino MugoTorna all'indice

Nome botanico: Pinus mugo L.
Famiglia: Pinaceae
Morfologia e Habitat:
Albero comune dei terreni al di sopra dei 2000 m, alto fino a 40m, dalle cui gemme si ricava un essenza e dal tronco si ricava una resina ricca di trementina.
Le resine sono un gruppo di secreti vegetali rappresentate da sostanze semifluide che induriscono all’aria. Le resine sono abbondanti nel fusto e vengono raccolte praticando una decortificazione della pianta; si ottiene in questo modo la resina grezza, che viene sottoposta a distillazione frazionata che porta ad ottenere dei componenti importanti come la trementina, la componente volatile.
Droga:
Si usa la trementina di aspetto liquido e dall’odore gradevole e aromatico e le gemme.
Impieghi:
Le gemme di pino mugo sono salutari per le affezioni polmonari e le infiammazioni delle prime vie aeree ; come in caso di bronchiti,influenza e raffreddore; contengono sostanze volatili che svolgono azione balsamica, antisettica, espettoranti e mucolitica: sono in grado di sedare lo stimolo della tosse, facilitano la secrezione di catarro e disinfettano l’apparato respiratorio.


PropolisTorna all'indice

La propolis è una sostanza resinosa che proviene dalle api, che prendono dei frammenti di resina dalla gemma degli alberi e la trasportano fino all’alveare, dove verrà poi arricchita con particolari sostanze salivari. Questa sostanza cero-resinosa possiede un colore variabile che oscilla dal giallo-bruno fin quasi al nero, in base alla sua provenienza e dagli alberi da cui è stata prelevata. L’odore è aromatico e molto gradevole, il sapore è particolare: pungente e amarognolo.
La Propoli di origine europea, non sottoposta ad alcun trattamento dopo la raccolta, rappresenta sicuramente la migliore qualità di Propoli presente sul mercato.
Questa sostanza nota agli antichi, possiede proprietà antibatteriche, dovuti al fatto che inibisce la divisioni delle cellule batteriche, disorganizza il contenuto della cellula batterica , e impedisce la sintesi proteica causandone la morte. Questa azione antibiotica si esplica, oltre che sui batteri, anche in una certa misura su virus influenzali. Tuttavia, questa non è l’unica azione conosciuta, il composto, infatti presenta anche proprietà antiinfiammatorie, anestetiche, immunostimolanti, cicatrizzanti, antifungine, tutte proprietà che si rivelano particolarmente evidenti a livello delle vie respiratorie e delle mucose. La propolis se somministrata a basso dosaggio per un tempo abbastanza lungo mette in evidenza l’effetto immunostimolante, ossia l’aumento da parte dell’organismo dei meccanismi di difesa.
La ritroviamo in tutti quei prodotti utili in caso di patologie a carico dell’apparato respiratorio, come stati infiammatori del cavo-oro faringeo, eccessi di tosse, affezioni dell’albero bronchiale accompagnati da catarro e utile per cicatrizzare ferite, afte, ragadi e tagli.


Rodiola roseaTorna all'indice

Nome botanico: Rhodiola rosea L.
Famiglia: Crassulaceae
Morfologia e Habitat:
Pianta spontanea nelle zone montuose del nord-Europa , nord-asiatiche e nord-americane; cresce ad altitudini elevate, nelle aree impervie e rocciose di numerose catene montuose. La si può trovare anche sulle Alpi e sui Pirenei. Viene tradizionalmente impiegata in Siberia dalla medicina popolare per combattere la stanchezza.
Alta dai 5 ai 35 cm con foglie appiattite, lanceolate e dentellate. Le foglie e il fusto sono succulenti. I fiori, di colore giallo-rosso, emettono un caratteristico profumo, che richiama quello della rosa al quale appunto deve il suo nome.
Droga:
Si utilizzano le radici della pianta.
Impieghi:
Questa pianta principalmente presenta un attività dimagrante e antistress, viene perciò utilizzata come tonico-adattogeno o come dimagrante.
L’azione adattogena, antistress, favorente in generale le capacità di apprendimento e di memoria. La rodiola produce un aumento della concentrazione plasmatica di beta-endorfine che previene le variazioni ormonali indicative dello stress, mostra un effetto cardioprotettivo e migliora la resistenza dell’organismo alle tossine. L’azione dimagrante è data dalla stimolazione di alcuni enzimi in grado di accelerare la liberazione dei grassi dai tessuti di deposito per permettere il consumo, attraverso la produzione di energia. L'azione antistress dipende dal fatto che la Rodiola aumenta di circa il 30% i livelli di serotonina nel sistema nervoso centrale. La serotonina inibisce il desiderio di mangiare e svolge un'azione sedativa, riducendo notevolmente la fame ansiosa. Altre sostanze contenute nella radice della pianta incrementano i livelli di un altro neurotrasmettitore, che trasmette al sistema nervoso il segnale di sazietà. 
Una novità interessante, introdotta dalla scienza negli ultimi tempi, è data dalla possibilità di utilizzare rodiola rosea per combattere la dipendenza dal fumo. Infatti i principi attivi della pianta, agendo sul sistema nervoso centrale, sarebbero in grado di agire positivamente nei processi legati a depressione e dipendenza dalla sigaretta.
ATTENZIONE! L’utilizzo è sconsigliato in individui che soffrono di crisi di ipertensione, e sovraeccitabilità.
Curiosità:
Chiamata anche “Radice idea”. E' stata ampiamente usata dai cosmonauti e dagli atleti russi proprio per le sue caratteristiche di incrementare le prestazioni sia mentali che fisiche.


Rododendro Torna all'indice

Nome botanico: Rhododendron Ferrugineum
DESCRIZIONE
Il Rododendro è considerato il simbolo della fioritura alpina. Lo si trova infatti spesso lungo i pendii montuosi, i pascoli alpini e le radure dei boschi. Si caratterizza per una fioritura di un bellissimo colore rosso aurora.
UTILIZZO
Le foglie di Rododendro hanno proprietà toniche, diuretiche e risultano un ottimo coadiuvante nel trattamento del reumatismo articolare e dei calcoli renali.
CURIOSITA'
Le foglie secche sono considerate innocue ma, in realtà, il Rododendro è una pianta da utilizzare con molta cautela.


Rosa caninaTorna all'indice

Nome botanico: Rosa canina L.
Famiglia: Rosaceae
Morfologia e Habitat:
La più nota delle numerose rose selvatiche. E’ un arbusto cespuglioso alto fino a 3 m, molto comune in luoghi ruderali o nel sottobosco. I numerosi rami e rametti hanno numerosi aculei e sono ricurvi. Le foglie sono composte da 7-9 foglioline ovali di colore verde chiare e margine dentato. I fiori presenti all’apice dei rametti brevi, presentano oltre ai sepali i petali di colore variabile dal bianco al rosa acceso. Il frutto è dato da una falsa bacca carnosa di colore rosso.
Droga:
Si utilizzano le foglie e i frutti.
Impieghi:
Dai frutti essiccati si ricava industrialmente la vitamina C; dai petali un pregiato olio essenziale. Foglie e fiori essiccati in infuso sono usati come astringenti, utili per chi è facilmente soggetto a disturbi intestinali. La parte erboristicamente più interessante è il falso frutto, ricco di vitamina C, i frutti confermano, per uso esterno, proprietà astringenti, antiinfiammatorie e protettrici vasali.
Questa pianta è utile in caso di convalescenza, malattie da raffreddamento, tutto ciò grazie all’elevato contenuto di vitamina C. La rosa canina è da tempo conosciuta per la sua efficacia nel rafforzare le difese immunitarie dell’organismo contro le infezioni e particolarmente contro il comunissimo raffreddore.
Gustosissime le tisane che utilizzano questa pianta.


RosmarinoTorna all'indice

Nome botanico: Rosmarinus officinalis L.
Famiglia: Labiateae
Morfologia e Habitat:
Frutice alto fino a 1,5 m. Il fusto eretto o sdraiato alla base e poi ascendente,è molto ramificato. Presenta foglie coriacee lineari con il margine ripiegato verso il basso; la superficie superiore è verde lucida mentre quella inferiore è biancastra con la presenza di peli. Questa pianta ha fiori di colore bianco o azzurrognolo, che compaiono quasi tutto l’anno e sono distribuiti lungo tutti i rami. Cresce selvatico soprattutto nella macchia costiera delle zone più calde d’Italia. Inoltre è coltivato per le sue proprietà aromatiche.
Droga:
E’ costituita dalle parti aeree della pianta, quindi rametti e foglie.
Impieghi:
Dal rosmarino si ottiene un olio essenziale ed estratti utilissimi in profumeria e cosmesi, in liquoreria e in farmacia. Questo olio essenziale è usato in terapia come eupeptico e localmente possiede proprietà stimolanti e rubefacenti utili per il trattamento di contusioni, dolori articolari e muscolari, reumatismi e torcicollo.
Per uso interno il rosmarino ha proprietà digestive, antispasmodiche e carminative; stimola la diuresi e la sudorazione, fluidifica la secrezione bronchiale, seda la tosse convulsa. Per uso esterno è un ottimo antisettico. In cosmesi le lozioni e i bagni deodorano e purificano la pelle, le tinture rivitalizzano il cuoio capelluto, e i dentifrici e i collutori rinforzano le gengive.


SaliceTorna all'indice

Nome botanico: Salix alba L.
Famiglia: Salicaceae
Morfologia e Habitat:
Albero alto fino a 10-15 m, c presenta una chioma larga , un tronco robusto con scorza grigia screpolata e rami pieghevoli e tenaci. Le foglie variano da oblunghe a lanceolato-allungate , con margine seghettato e coperte da peli serici che conferiscono alla pianta il tipico colore argenteo. Questa pianta cresce in tutta Italia; si trova frequentemente lungo i corsi d’acqua ed è anche abbondantemente coltivato. Più conosciuto ma meno utilizzato ai fini terapeutici, il salice piangente, Salix babilonica, specie di origine asiatica impiegato come albero ornamentale.
Droga:
Si utilizza la corteccia, che ha sapore amaro.
Impieghi:
Dai silicati, principi attivi, della pianta derivano le principali proprietà: antiinfiammatoria , antipiretica, leggermente analgesica, antireumatica. Queste proprietà rendono il salice utile per gli stati febbrili, i dolori reumatici e muscolari, la sintomatologia influenzale,e i disturbi della gotta. Inoltre, la corteccia di salice è anche utile a favorire la normalizzazione dell’iperacidità gastrica e dello squilibrio della secrezione di enzimi digestivi, che conducono all’eliminazione di cibo non perfettamente digerito. Bagni e decotti diluiti con salice bianco sono tradizionalmente impiegati per sedare i dolori reumatici e conciliare il sonno.
I preparati di salice possono dar luogo a eruzioni cutanee e a disturbi gastrici.
Curiosità:
Le fogli pestate e prese in bevanda, diceva Daléchamp , raffreddano coloro che sono troppo caldi in amore e renderanno completamente inabili coloro che continueranno a berla.


Salvia Torna all'indice

Nome botanico: Salvia officinalis
DESCRIZIONE
Pianta erbacea della famiglia delle Labiate. Si caratterizza per le foglie rugose coperte di peluria. Le foglie vengono raccolte tra Aprile e Luglio, mentre le sommità fiorite tra Maggio e Agosto. Viene coltivata negli orti e le sue foglie aromatiche sono molto utilizzate in cucina.
UTILIZZO
La salvia presenta rilevanti proprietà balsamiche ed espettoranti sull'apparato respiratorio. E' inoltre uno stimolante delle funzioni intestinali ed è anche utilizzata nel trattamento delle irritazioni gengivali.
CURIOSITA'
Il nome salvia deriva dal latino salvus, sano, e si deve alle proprietà salutari di questa pianta.


Sambuco Torna all'indice

Nome botanico: Sambucus Nigra
DESCRIZIONE
Pianta arbustiva molto diffusa in Italia soprattutto negli ambienti ruderali, boschi umidi e lungo le rive dei corsi d'acqua. La fioritura avviene tra Aprile e Giugno. I frutti sono rappresentati da bacche (o drupe) di colore scuro.
UTILIZZO
I fiori sono sudoriferi, pettorali, rinfrescanti. Hanno anche effetti benefici sulle malattie da raffreddamento. Le foglie hanno anche effetti benefici sulle disfunzioni dei reni. Le scorze, infine, vengono utilizzate come coadiuvante nel trattamento del reumatismo cronico.
CURIOSITA'
Con i fiori di Sambuco si prepara l'aceto da toeletta "Surard", eccellente diuretico, sudorifero e ottimo coadiyvante in caso di reumatismo e malattie da raffreddamento.


Saponaria Torna all'indice

Nome botanico: Saponaria officinalis
DESCRIZIONE
Pianta perenne a fusto eretto facente parte della famiglia delle Cariofillacee. Cresce dove c'è molta erba e lungo le rive dei fiumi. Fiorisce in estate e presenta fiori di colore rosa. Le radici e i rizomi sono raccolti in autunno, mentre i fusti e le foglie in estate poco prima della fioritura.
UTILIZZO
La parte più utilizzata è la radice ma vengono utilizzati anche i fusti e le foglie. La Saponaria risulta efficace come depurante dell'epidermide nel trattamento delle dermatosi. Il decotto è indicato anche per la preparazione di shampoo per capelli fragili e per risciacquare la pelle colpita da dermatiti, psoriasi o acne. Le radici della saponaria contengono una sostanza che veniva un tempo utilizzata come detersivo per lavare i tessuti.
CURIOSITA'
In medioriente la saponaria veniva impiegata persino nella cura della lebbra.


SennaTorna all'indice

Nome botanico: Cassia acutifolia Del. = Cassia senna
Famiglia: Leguminoseae
Morfologia e Habitat:
Arbusti o suffrutici di modeste dimensioni, alti fino ad un metro, eccezionalmente 2 m in Africa. Si distinguono due specie C. senna di provenienza sudanese e C. angustifolia coltivata e raccolta nell’Italia meridionale. Le foglie delle C. senna sono lanceolate, con nervature visibili nella lamina inferiore. I fiori sono di colore giallo vivo venato. Il frutto è un legume oblungo e secco.
Droga:
Si utilizzano le foglioline essiccate.
Impieghi:
La senna possiede soprattutto un azione sull’intestino crasso, con attivazione della peristalsi capace di accelerare l’avanzamento del contenuto intestinale ed effetti lassativi o purganti a seconda delle dosi utilizzate. Per questo la proprietà della senna è quella di essere uno dei più importanti purganti meccanici farmaceutici. Figura tra i componenti della liquerizia composta, una nota polvere lassativa. Molto importante è il fatto che il suo uso anche prolungato non provoca stipsi secondarie.
ATTENZIONE! È controindicata per coloro i quali hanno spasmi colici, enteriti, appendicite, cistiti, emorroidi, in gravidanza e allattamento.


Spirea UlmariaTorna all'indice

Nome botanico: Filipendula ulmaria L.
Famiglia: Rosaceae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea perenne, alta fino a un metro, con il fusto eretto poco ramificato. Le foglie hanno una colore verde scuro sulla pagina superiore, mentre sulla pagina inferiore sono biancastre. In estate produce fiori bianco-crema intensamente profumati. Cresce spontanea in tutte le zone collinari e montane dell'Europa, dell'America temperata e dell'Asia occidentale e settentrionale. È comune nei boschi e nelle siepi umide soprattutto lungo i margini dei fossi e dei corsi d'acqua. In Italia si trova dal piano submontano a quello montano distribuita in tutta l'Italia settentrionale in particolare.
Droga:
Si utilizzano le sommità fiorite.
Impieghi:
La spirea ha attività antinfiammatoria, diuretica e diaforetica.
Viene utilizzata per le sue proprietà antinfiammatorie in problemi reumatici e dell'apparato osteo-muscolare per questo è spesso associata all’artiglio del diavolo. Viene inoltre suggerita some supporto nella sindrome da raffreddamento per le sue proprietà diaforetiche; e come diuretico per combattere la cellulite e tutte le ritenzioni liquide dell’organismo, come edemi e idropsie, e litiasi urinarie.
La spirea viene utilizzata anche esternamente in formule appropriate per contusioni, ematomi, slogature. L’uso popolare la vede impiegata come astringente nella diarrea, come depurativo e in caso di irritazioni della mucosa gastrica.
ATTENZIONE! Vista la presenza nella droga di salicilati, principi attivi, i preparati a base di spirea sono sconsigliati a chi ha ipersensibilità verso questa classe di composti.
Curiosità:
Conosciuta con i nomi di “Regina dei prati” o “Barba di capra" o "Caprina “.
La Spirea ulmaria, il cui principio attivo ha inspirato il nome del farmaco "Aspirina".


TarassacoTorna all'indice

Nome botanico: Taraxacum officinale L. = T.dens-leonis
Famiglia: Compositeae
Morfologia e Habitat:
Erba perenne, comunissima nei prati e nei luoghi erbosi dell’Europa centrale e meridionale. Ha foglie oblunghe con caratteristica lobatura (assomigliano molto a quelle della cicoria) e riunite rosette basali da cui ergono uno o più piccioli fiorali, che sorreggono ognuno un fiore giallo-arancio. Questa pianta ha dimensioni molto variabili a seconda delle condizioni ambientali e dello stadio di sviluppo.
Droga:
Si usano le foglie e la radice.
Impieghi:
Il tarassaco è una delle erbe più note e diffuse dell’armadio terapeutico popolare; apprezzata per le proprietà depurative e lassative. È utile anche come amaro, tonico, eupeptico, coleretico colagogo, blandamente diuretico e lassativo. Nel tarassaco si sono trovate sostanze amare e vitaminiche che stimolano l’attività delle grandi ghiandole: reni e fegato. Il tarassaco stimola la cistifellea, regolandone la funzionalità; è dunque un buon rimedio in caso di insufficienza epatico-biliare ed è utilizzato come preventivo della formazione dei calcoli biliari. Possiede inoltre un leggero potere lassativo, utile per risolvere i problemi di costipazione, ed anche effetto diuretico. In ultimo possiede anche proprietà ipoglicemizzanti, quindi indicato ai diabetici. Da registrare anche un uso delle foglie nelle cure dimagranti. ATTENZIONE! I preparati a base di tarassaco vanno utilizzati con attenzione nei soggetti con microcalcoli alla colecisti e in soggetti sofferenti di ulcera peptica. Curiosità:
Nota con il nome di “Dente di leone” o “Soffione”.


TiglioTorna all'indice

Nome botanico: Specie del genere Tilia
Famiglia: Tilliaceae
Morfologia e Habitat:
Alberi alti fino a 30 m , con foglie cuoriformi e asimmetriche a margine seghettato. I fiori giallo-verdastri, profumatissimi, sono molto piccoli e riuniti a piccoli mazzi, e muniti di un ampia brattea che offre facile presa al vento. In Europa ci sono 2 specie principali Tilia cordata e T. plathyphyllos entrambe spontanee e coltivate per ornamento di viali e giardini a causa della loro rapida crescita e della loro longevità. Droga:
Si usano le brattee fogliari e i fiori.
Impieghi:
Viene utilizzato soprattutto come sedativo per le affezioni delle vie respiratorie e per favorire il sonno soprattutto nell’infanzia. Quindi, i fiori del tiglio, sono ottimi sudoriferi e leggermente diuretici, utili nel trattamento dell’influenza, raffreddore e forme reumatiche, hanno un azione emolliente della gola in caso di tosse, esercitano un’azione vasodilatatrice e ipotensiva. Per uso esterno essi hanno una funzione emolliente, decongestionante e rinfrescante sulla pelle e le mucose arrossate, utili anche per infiammazioni palpebrali. Con i fiori si prepara un gradevole infuso medicinale ed emolliente.


TimoTorna all'indice

Nome botanico: Thymus vulgaris L. e Thymus serpyllum L.
Famiglia: Labiateae
Morfologia e Habitat:
Piccolo arbusto , alto 20-30 cm, con un robusto sistema radicale da cui sporge il fusto abbondantemente ramificato e legnoso. Le foglie opposte, di modeste dimensioni, con il margine ripiegato verso il basso, di colore verde glauco. I fiori sono riuniti all’apice dei rami, molto piccoli e di colore bianco-violaceo. La pianta emana un odore non molto gradevole, speziato, il sapore è fortemente amarognolo. Questa pianta è piuttosto comune in luoghi molto variati, comprese le zone alpine.
Droga:
Si usa la pianta intera, soprattutto le parti aeree, raccolta durante la fioritura ed essiccate.
Impieghi:
Il timo possiede proprietà antisettiche, dovuto al timolo un principio attivo contenuto nel suo olio essenziale, utile per disinfettare l’albero respiratorio e l’intestino. Per quanto riguarda l’albero respiratorio , è utilizzato per le proprietà balsamiche, tossifughe, fluidificanti catarrali e tossifughe, benefiche nel caso di pertosse e asma; mentre per l’intestino è usato per combattere le fermentazioni e le infezioni intestinali, per normalizzare i processi digestivi. Tisane e sciroppi digestivi tonificano l’intero organismo, stimolano l’appetito e il funzionamento del fegato, combattendo le malattie da raffreddamento. Ovviamente, questa spezia è comunemente usata per le sue caratteristiche aromatiche in campo alimentare. ATTENZIONE! Se assunto a dosi elevate può provocare nausea, vomito, astenia, bradicardia, respirazione difficile e ipotermia. Tutti sintomi che scompaiono interrompendo il trattamento. Il Timo va somministrato con particolare cautela a chi è affetto da ipotiroidismo o è in terapia con i farmaci antitiroidei o alle donne in gravidanza, perché riduce l’attività della tiroide.


UncariaTorna all'indice

Nome botanico: Unacaria tomentosa (Willd.) DC.
Famiglia: Rubiaceae
Morfologia e Habitat:
Si tratta di un arbusto rampicante con un grosso fusto alto fino a 20 m a sezione quadrangolare e dotato di caratteristiche spine uncinate. Originaria della foresta amazzonica peruviana , non presenta altre distribuzioni geografiche al di fuori di quest’area. Le foglio sono ovali oblunghe con margine ondulato, ricoperte da una fitta pelosità, e di colore verde al centro mentre giallastre verso il margine. I fiori sono di colore rossastro di dimensioni modeste.
Droga:
E’ costituita dalla radice.
Impieghi:
La pianta è conosciuta per le sue proprietà ipotensive, immunostimolanti e antiinfiammatorie. Utilizzata a livello popolare per vari usi, compresi quelli antiulcera, antivirale, antigonorrea. Negli ultimi anni la pianta è utilizzata soprattutto come antiinfiammatorio e immunostimolante, ma anche per migliorare le prestazioni fisiche muscolari.
Curiosità:
il nome originario della pianta è “Uña de gato” chiamata così per via delle curiose spine uncinate.


Uva ursinaTorna all'indice

Nome botanico: Arctostaphylos uva ursi L.
Famiglia: Ericaceae
Morfologia e Habitat:
Piccolo arbusto sempreverde, con il fusto prostrato sul terreno e abbondantemente ramificato. Le foglie abbondanti hanno il margine intero e la consistenza è coriacea, la superficie superiore è glabra e lucida, quella inferiore è granulosa. I fiori hanno la forma ad imbuto riuniti a grappolo di colore bianco rosato. Il frutto è una bacca rossa, con polpa farinosa fortemente acida e non commestibile poiché non molto gradevole.
Droga:
vengono utilizzate le foglie.
Impieghi:
Le foglie hanno la prerogativa di essere disinfettante e sedativo urinario e perciò vengono utilizzate per tutte le infiammazioni dell’apparato genito-urinario e in particolare le pielonefriti, le cistiti, le uretriti, le nefriti, e in genere incontinenza, ritenzione urinaria, ipertrofia prostatica accompagnata da piuria, e colibacillosi. L’azione dell’uva ursina è dovuta a una contemporanea azione antiinfiammatoria e antisettica esercitata dai principi attivi contenuti nella pianta. Le foglie di uva ursina non hanno spiccate proprietà diuretiche, ma la loro azione antiinfiammatoria e anticatarrale favorisce la normalizzazione delle funzioni escretive.
ATTENZIONE! Un utilizzo non appropriato della pianta può dar luogo a fenomeni irritanti per il tubo digerente e a veri e propri fenomeni allergici.


ValerianaTorna all'indice

Nome botanico: Valeriana officinalis L.
Famiglia: Valeraniaceae
Morfologia e Habitat:
Pianta erbacea perenne ampiamente distribuita in tutta Europa ed Asia, ma per le esigenze erboristiche soprattutto coltivata. La pianta presenta un fusto sotterraneo ovoidale di colore giallo-bruno, spesso avvolto dalle radici di colore grigiastro. Il fusto internamente è vuoto, scanalato, e poco ramificato. Le foglie sono opposte e pennate, generalmente divise in molti piccoli lobi dentati. I fiori riuniti al termine del fusto sono piccoli e bianchi.
Droga:
E’ date dalle radici e dal rizoma (fusto sotterraneo).
Impieghi:
La valeriana è una tra le piante salutari più note alla medicina popolare e ufficiale; è importante per le sue proprietà sedative in caso di disturbi nervosi quali isterismi, convulsioni, stati di ansia e di eccitazione nervosa, palpitazioni cardiache, insonnia, turbe della menopausa e dolori spastici addominali. Studi relativi agli impieghi della valeriana hanno dimostrato e documentato un’azione sul sistema nervoso e, oltre, a indurre il sonno, svolgono un effetto rilassante sui muscoli, svolgendo un azione spasmolitica, limitando anche le vampate di calore tipiche della menopausa.
La medicina popolare fa uso della valeriana come blando tranquillante naturale per indurre un sonno ristoratore, attenuare nevralgie, emicranie e dolori intestinali di lieve entità.
Curiosità:
La valeriana attira i gatti, li ubriaca e li eccita. Per questo viene anche chiamata “Erba gatta”.


VerbascoTorna all'indice

Nome botanico: Verbascum thapsus L.
Famiglia: Scrophulariaceae
Morfologia e Habitat:
E’ una pianta coperta da una fitta peluria bianco-verdastra, con fusto semplice ben vigoroso alto fino a un metro. Pianta molto comune in luoghi ruderali anche assolati. Presenta foglie basali grandi, carnose, mentre quelle del fusto sono acute. I fiori sono grandi di colore giallo chiaro e di odore fragrante.
Droga:
Si utilizzano le foglie e i fiori.
Impieghi:
I fiori del verbasco vengono soprattutto impiegati in bevande coadiuvanti in caso di tosse, raffreddore e influenza e per le infiammazioni intestinali e renali. Si sfruttano infatti, le proprietà tossifughe, antiinfiammatorie, decongestionanti, emollienti, e lenitive. Per uso esterno si impiegano i fiori e le foglie sulle infiammazioni della pelle e delle emorroidi come decotti detergenti su piccole piaghe e ferite e per cataplasmi lenitivi ed emollienti su emorroidi infiammate, foruncoli, lievi scottature e pruriti. La medicina popolare utilizza le foglie del verbasco per le infiammazioni intestinali accompagnate da coliche.


Verbena Torna all'indice

Nome botanico: Verbena officinalis
DESCRIZIONE
Pianta erbacea delle Verbenacee, la Verbena si caratterizza per i piccoli fiori lilla raggruppati in spighe. Si trova facilmente tra i ruderi e nei campi incolti, ma anche ai margini dei campi coltivati, per le strade e nei boschi. Le sommità fiorite si raccolgono in Luglio e Agosto, all'inizio della fioritura.
UTILIZZO
Il sapore amaro della Verbena, fa sì che essa venga utilizzata per stimolare l'appetito e favorire la digestione. Ma la Verbena ha anche proprietà diuretiche e depurative del fegato e della milza.
CURIOSITA'
Si dice che la Verbena sia stata la pianta utilizzata per fermare l'emorragia delle piaghe del Cristo. Per tale motivo essa viene anche chiamata Erba crocina.

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